Piazza Ducale Vigevano – Recupero e restauro degli affreschi originali – Interno di Piazza Ducale n. 34 – Prima parte

Piazza Ducale Vigevano – Recupero e restauro degli affreschi originali – Interno di Piazza Ducale n. 34 – Prima parte

Il notevole ritrovamento degli affreschi originali di fine quattrocento sulla superficie muraria di Via G. Silva a Vigevano (descritti nel post precedente) dimostrava che l’immobile originariamente doveva risvoltare sulla piazza. Ciò presupponeva che alla fine del 1400 la parete che oggi si trova all’interno fosse collocata all’esterno come prolungamento della facciata Ovest della piazza. Il corpo di fabbrica che unisce l’immobile ristrutturato con i caseggiati che delimitano a nord la piazza formando un unico porticato è un intervento presumibilmente della metà del XVIII sec.. All’epoca della sua edificazione questo tratto era circoscritto da un arco che apriva lo spazio pubblico della piazza alle vie circostanti.

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Piazza Ducale di Vigevano – angolo nord occidentale

Prima di iniziare i lavori di ristrutturazione interna dell’immobile il direttore dei lavori, architetto Sandro Rossi, si attivò per eseguire dei saggi stratigrafici sulla parete sopra descritta perché era forte la convinzione che si potesse trovare qualche porzione originale di affresco anche qui.

A quei tempi i locali erano occupati da un negozio di abbigliamento ed erano adibiti a spogliatoio (primo piano) e magazzino (sottotetto-secondo piano).

In data 04/04/06 abbiamo eseguito indagini stratigrafiche sulle superfici murarie interne.

1-Pianta saggi copia

A1 – A2 – Le operazioni stratigrafiche sono iniziate dalla parete presente nel sottotetto che si trova all’altezza del fregio esterno. Con l’ausilio di bisturi abbiamo eliminato gli strati di scialbo sovrapposti, individuando porzioni di affreschi (un viso e ornati con foglie d’acanto riconducibili all’iconografia esterna).

B1 – B2 – Altri due campioni stratigrafici sono stati eseguiti sulla parete all’interno del camerino del secondo piano. Su questa superficie gli strati di scialbo sono più numerosi e terminano con una tappezzeria in stoffa.

3-Saggi AI-A2 4-Saggi B1-B2

Anche queste campionature evidenziarono la presenza dell’affresco cinquecentesco; affioravano i motivi geometrici con grosso fiore centrale (B1) e altro ornato da identificare (B2).

Il ritrovamento, come quello esterno, costituisce una preziosa fonte storico-artistica definendo l’originale apparato decorativo cinquecentesco di Piazza Ducale.

STATO  DI  CONSERVAZIONE

I frammenti ritrovati presentavano una buona coesione sia della pellicola pittorica che degli strati preparatori, caratteristiche riscontrate anche negli affreschi esterni. Diversamente dall’esterno, dove gli affreschi furono recuperati sotto due strati di intonaco, questi si trovavano sotto tenaci strati di scialbo. Soprattutto lo strato di calce direttamente sovrapposto alle pitture si presentava in più punti fortemente aderente alla pellicola pittorica. Non si riscontravano fenomeni visibili di umidità.

Prima degli interventi di discialbo furono eseguite analisi di laboratorio (micrografica e mineralogico-petrografica) su un frammento d’intonaco di poche decine di mm. con sovrastante scialbature prelevato sulle superfici murarie dell’immobile in oggetto sotto la carta da parati nell’angolo inferiore sinistro del saggio stratigrafico B2.

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Conclusioni delle analisi di laboratorio

Strato A

-L’intonaco risulta realizzato con una malta a base di calce aerea magnesiaca carbonatata e sabbia silicatica con un 80% di frammenti di rocce metamorfiche.

Si tratta di una malta grassa presentando un rapporto aggregato/legante pari a 1,5/1 in volume. Ciò potrebbe spiegare l’elevato grado di fessurazione presente soprattutto nella zona superficiale.

La granulometria si presenta per il 75% di arenacea media.

Il legante è di tipo magnesiaco con un rapporto Ca:Mg di 2,7:1. I calcari magnesiaci sono diffusi nel territorio lombardo  e compongono le migliori calci aeree per pitture da esterno (si ricorda che la parete in oggetto che attualmente si trova all’interno del fabbricato apparteneva in realtà all’apparato murario esterno della piazza Ducale).

Strato B

-Trattasi di uno strato biancastro composto da calce magnesiaca carbonatata. Si riscontra la presenza di polveri, nerofumo e abbondante ossalato di magnesio dovuto alla trasformazione chimica di sostanze organiche (fosfoproteine giustificate dalla presenza di fosforo) quali potrebbe essere la caseina.

Stato C

-Strato sottile di nero carbone.

Stato D

-Stato di color bruno composto da carbonato di calcio e da un’elevata presenza di ossalato di magnesio, come nello stato B, dovuto a leganti fosfoproteici.

Stato E/F/G/H

-Seguono questi strati di bianco di variabile spessore composti da calce magnesiaca carbonatata.

Il risultato delle analisi chimiche eseguite su questo campione non evidenziano coloriture stese ad affresco. Tutti gli strati superficiali sono caratterizzati dalla presenza di calce aerea magnesiaca carbonatata e ossalato di magnesio.

La ubiquitaria presenza di ossalati sulle superfici di edifici e monumenti è più una regola che una eccezione e la spiegazione più accettata, ormai supportata anche da molte sperimentazioni e verifiche di laboratorio, è che gli ossalati siano lo stadio finale, di mineralizzazione, nella degradazione ambientale delle sostanze organiche applicate sulle superfici come protettivi, leganti o adesivi. Nel nostro caso il  fosforo individuato alla microanalisi conferma l’uso di fosfoproteine come legante organico (caseina impiegata come medium pittorico per colori a tempera).

Gli strati B-C-D sembrerebbero impostati con una prima stesura di bianco sul quale è stato tracciato il disegno a carbone e  successivamente la finitura di colore bruno.

Discialbo

Le operazioni di discialbo iniziarono nel 2009 e si presentarono da subito particolarmente impegnative rispetto all’esterno dove l’intonaco sovrapposto saltava facilmente.

La parete del primo piano dopo l'eliminazione della carta da parati

La parete del primo piano dopo l’eliminazione della carta da parati

La carta da parati che ricopriva la superficie muraria all’interno del camerino del secondo piano venne ammorbidita con spugnature d’acqua deionizzata calda e successivamente rimossa meccanicamente con spatole. La rimozione degli strati di scialbo che coprivano gli affreschi originali venne eseguita tramite azione meccanica con bisturi, martelline, raschietti e spazzole. Per allentare maggiormente la presa della calce (lo strato più tenace direttamente aderente all’affresco) sul film pittorico si intervenne con impacchi di pasta di legno satura  di acqua deionizzata e carbonato d’ammonio lasciata in posa , dopo adeguate prove preliminari, per tempi diversi a seconda delle zone, da un minimo di 2 a un massimo di 5 ore. Quindi successivamente, con l’ausilio di bisturi, si fece saltare la pellicola del bianco di calce rilavando la superficie recuperata con acqua deionizzata.

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Sottotetto durante il discialbo

Durante il discialbo

Durante il discialbo

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Primo piano durante il discialbo – Affiora la struttura muraria dell’apertura ad arco

Durante le operazioni di discialbo vennero focalizzate interessanti scoperte che superarono le aspettative progettuali. Le trasformazioni architettoniche aggiuntive, sviluppate nel corso degli anni per accogliere le nuove funzioni abitative, avevano modificato l’originario impianto architettonico costituito dall’apertura ad arco dell’antica finestra e dell’oculo sovrastante.

Ulteriori saggi stratigrafici rivelarono che la soletta che divideva la parete affrescata in due piani ben distinti non era stata murata su questo lato della stanza ma solo appoggiata a un assito in legno e presentava un ottimo stato conservativo degli affreschi sottostanti.

A questo punto era chiaro che valorizzare l’opera nel suo complesso significava rimuovere tutte quelle integrazioni che ne ostacolavano l’unitaria visualizzazione.

Si decise di portare a compimento l’intera operazione di discialbo delle superfici in oggetto per stabilire con precisione ogni singola necessaria demolizione.

Allo stesso tempo si individuarono frammenti  dell’antica finestra ad arco anche sulla superficie muraria retrostante. Su questo lato le indagini stratigrafiche non rintracciarono l’intonaco originale, probabilmente demolito e ricostruito con malte a base di cemento in epoche recenti. La struttura muraria però, di mattoni di giunti a malta, risultava parte integrante dell’originario manufatto di fine quattrocento. In accordo con le autorità competenti si optò per la rimozione anche di questo intonaco presente anche su alcune porzioni della parete affrescata. Si trattava non solo di riportare alla luce tutta la materia originaria ma anche di asportare quei materiali impiegati che potevano compromettere la loro salvaguardia. L’adesione estremamente tenace del cemento,  che crea forze di tensionamento contrastanti con l’intonaco originale adiacente, e la sua diversa traspirabilità provocano col trascorrere del tempo sollevamenti ed erosione con conseguenti cadute delle zone circostanti.

Un intervento di contrasto preventivo del degrado deve iniziare eliminando ogni possibile causa.

Inoltre la differenza materica dell’intonaco originale a base di calce con gli adiacenti rifacimenti a base cementizia avrebbe creato una evidente dissonanza estetica.

L’intonaco infatti non costituisce semplicemente il supporto della coloritura ma diviene parte di essa modificandone attraverso i materiali compositivi, più o meno assorbenti, e la finitura superficiale, più o meno scabra, la compattezza della stesura pittorica, la capacità di assorbimento e rifrazione della luce, le caratteristiche di percezione del colore stesso, da parte di chi l’osserva ed in definitiva il tono generale della coloritura. Per questo motivo è impossibile conferire omogeneità anche estetica all’intervento se non ci si avvale di una idonea malta di finitura calibrata nella granulometria degli inerti e nel tipo di trattamento superficiale per adeguarsi all’originale.

Paola Mangano Nicora

Durante il discialbo del primo piano - L'apertura ad arco originale quattrocentesca

Durante il discialbo del primo piano – L’apertura ad arco originale quattrocentesca

Durante il discialbo del primo piano - L'apertura ad arco originale quattrocentesca

Durante il discialbo del primo piano – L’apertura ad arco originale quattrocentesca

Durante il discialbo del primo piano

Durante il discialbo del primo piano

Parete retrostante del primo piano durante il discialbo

Parete retrostante del primo piano durante il discialbo

A discialbo quasi completato

A discialbo quasi completato

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