La Regina Claudia di Francia (1499-1524)

La scoperta dello stemma della Regina Claudia di Francia non mancò di accendere in me la curiosità verso questo personaggio decisamente poco conosciuto. Le notizie storiche che si trovano a suo riguardo in lingua italiana sono ridotte al minimo necessario (nascita/matrimonio/figli/morte). Una vita durata in tutto solo 25 anni; sposata a 15 anni, un anno dopo diventa regina e nei successivi 10 anni dà alla luce ben 7 figli. Benché questa condizione fosse normale nel rinascimento, soprattutto tra le nobildonne che dovevano garantire la trasmissione ereditaria in un periodo in cui la mortalità infantile era altissima, di questa sovrana, unica figlia legittima di Luigi XII, sposata a Francesco I, grande personaggio del suo tempo, madre del futuro Enrico II e ancora nonna dei successivi sovrani Francesco I, Carlo IX e Enrico III la storia si dimentica subito di lei sopravvivendo solo nella memoria collettiva sotto forma di un frutto, al quale un inventivo agricoltore dei giardini reali (Pierre Belon al servizio del figlio Enrico II) aveva donato il suo nome; un frutto delicato, carnoso, al profumo di zucchero e miele, la regina claudia, regina delle prugne.

Quando mi accinsi ad approfondire le ricerche per meglio comprendere questa figura di donna che seppur una delle più illustri dame del suo tempo lasciò una così debole traccia del suo passaggio nella storia europea, mi ritrovai di fronte ad una discreta documentazione in lingua francese.

Claude Corneille de Lyon (1510/1574) Ritratto della Regina Claudia (olio su tela)

Claudia di Francia (Ramorantin 1499- Blois 1524) duchessa di Bretagna, prima figlia amatissima di Luigi XII e  Anna di Bretagna divenne erede al trono per mancanza di prole maschile.

La sua infanzia iniziò sotto i migliori auspici e su di lei i genitori riversarono l’eccesso di affetto di cui traboccavano. A 15 anni, allorché approda alla vita coniugale, è ancora una bambina fragile e vulnerabile che nello spazio di appena un anno si trova a dover affrontare la perdita di entrambi i genitori, e di conseguenza gli obblighi  imposti dal suo rango,  con il solo appoggio del suo sovrano e coniuge, e nessun’altra famiglia che quella di lui.

Francesco I fu per sua madre, Luisa di Savoia, unico oggetto del suo amore, portatore e tutore delle sue speranze, idolo al quale era pronta a sacrificare se stessa e a maggior ragione il mondo intero.

Luisa aveva ascendenze prestigiose. Uscita dalla prolifica e povera casa Savoia sposa a 12 anni Carlo di Valois, un cugino tedesco del futuro Luigi XII, dal quale ebbe due figli, Margherita e Francesco, e che la lasciò vedova ancora giovanissima (19 anni). Luisa, come molti dei suoi contemporanei, era appassionata di astrologia, di oroscopi e di oracoli. Ora, l’eremita di Plessis-les-Tours, il famoso Francesco di Paola, aveva affermato che suo figlio sarebbe diventato re e Luisa, fiduciosa negli astri e nella provvidenza, ossessionata dalla sua idea fissa, visse di conseguenza in attesa del miracoloso evento. Contava ferocemente le scomparse propizie, si rallegrava, implacabile, davanti alle culle vuote in quanto la familiarità con la casa regale avvicinava suo figlio sempre di più al trono.

Né nella figlia Margherita ci fu mai ombra di gelosia riguardo al fratello. Al contrario con lui giocò il ruolo di una seconda madre che si associa o si sostituisce al bisogno alla prima.

Luisa si dedicò completamente all’educazione dei suoi fanciulli; l’addestramento del corpo era equilibrato da discipline intellettuali e artistiche. Educazione umanitaria aperta dove alle lingue moderne – italiano e spagnolo – erano vicine anche le antiche – latino e greco –  e dove la preoccupazione di formare delle teste ben fatte prevaleva su quello di riempirle. Educazione realistica anche, mirata verso l’esercizio futuro di una sovranità che Luisa voleva prestigiosa e nella quale un posto era previsto anche per lei e Margherita. Nulla poteva maggiormente cementare l’unione tra tre esseri tesi verso una volontà comune.

Con Francesco I accede al potere un triumvirato o piuttosto una sorta di trinità politica, cementato da 18 anni di simbiosi, senza fenditure, senza alcuna breccia.

In seno a questo blocco, la piccola Claudia, con i suoi 15 anni, così dolce, così fragile, non può essere che un corpo estraneo, tollerata a condizione che voglia partecipare al culto comune, purché la sua sfera di attività resti circoscritta.

Luisa vedeva crescere senza piacere la sua futura nuora, debole, con la sua gamba zoppa e il suo occhio strabico. Una tale sposa avrebbe fatto poco onore al giovane Francesco, che passava per il più bel uomo di Francia. Sarà almeno adatta a dargli dei figli? L’esempio materno era di cattivo augurio.

Tuttavia la mancanza di carattere e di seduzione di Claudia, la sua insignificanza, perorava a sua favore. Dolce, docile, amabile, pia, non avrebbe contato affatto, non avrebbe fatto ombra a nessuno e non avrebbe disputato il cuore del re con sua madre. Sarebbe stata la più inoffensiva delle nuore e Luisa si riconciliò all’idea di un matrimonio di cui ora vedeva solo i vantaggi.

Ci sono due funzioni dove la regina è insostituibile: la maternità e lo spettacolo donato al popolo della coppia reale, incarnazione vivente della Francia. Claudia fu strettamente limitata sia dalla volontà di Luisa che dalla propria debolezza.

Presunto ritratto di Claudia fanciulla (anonimo)

Ella era così discreta che le cronache omettevano di menzionare persino la sua presenza durante le grandi cerimonie che aprirono il regno. Subito dopo si ritirò per i suoi  parti negli appartamenti di Amboise. La loro prima figlia Luisa venne al mondo il 15 agosto.

Sei mesi dopo l’avvenimento, la stanchezza della gravidanza allontanò definitivamente Claudia.

Dai 14 ai 24 anni diede al suo sposo sette figli. Tra le nascite una media di 15 mesi di intervallo. In 10 anni restò in cinta per 63 mesi: la metà del tempo. Di maternità in maternità si appesantì e si indebolì allo stesso tempo, ridotta ad un tipo d’esistenza vegetativa, e dove tutte le sue forze venivano assorbite dalle gravidanze, quasi incapace di muoversi da sola, esausta. Una condizione inumana che sembrava normale all’epoca. Non sarebbe venuto a nessuno l’idea di alleviarne un po’ il peso. Era un caso limite ma non unico ai suoi tempi di regina ridotta alla sua funzione primaria.

Non aveva perciò obbligo di seguire la corte nelle sue peregrinazioni. Nel XVI secolo tutti i re di Francia erano itineranti per ragioni essenzialmente politiche. I mezzi di comunicazione erano lenti e poco sicuri. Il solo modo di comunicare era muoversi personalmente. L’abitante di una città molto lontana aveva l’occasione di vedere il sovrano almeno una volta nella vita. L’incontro tra il re e il suo popolo si svolgeva in un clima di festa che faceva rivivere l’attaccamento alla monarchia. Era una specie di grande show, come si direbbe oggi. Il re faceva il suo ingresso nella città abbondando di allegorie. La presenza indispensabile della regina al suo fianco era un impegno di pace e prosperità. Egli appariva come un padre di famiglia e non come un capitano di guerra. E se aspettava un bambino, meglio ancora; rappresentava l’incarnazione della fecondità del reame e buone promesse per l’avvenire.

A questa prima ragione se ne aggiungevano altre, amministrative – controllare l’efficacia degli ufficiali reali e stimolare il loro zelo – o economiche – consumare sul posto i prodotti malamente trasportabili. Si poteva al passaggio invocare la protezione di qualche santo nei santuari. Infine il re sperava di strappare più facilmente sovvenzioni ai contribuenti adulati dall’onore della sua visita.

Francesco I, più di chiunque altro, amava questi viaggi. Era giovane, ben portante. Non si stancava di esaminare le strade del reame che gli era caduto dal cielo: una presa di possesso quasi fisica.

Andava pazzo per le entrate solenni, per i giochi e per i tornei. E con lui si portava la corte, consiglieri, finanzieri e tutti i valletti un lungo corteo di 4000 persone. Si muoveva a cavallo, a piedi, in carrozza con un disagio che non possiamo nemmeno immaginare, in mezzo alla polvere, alle buche, bruciato dal sole. Niente calmava l’incessante agitazione del re e la storia del suo regno prende in certi momenti il fascino d’un itinerario da guida turistica.

Claudia di Francia con le figlie Luisa e Carlotta in primo piano (che morirono giovani); in secondo piano Maddalena regina di Scozia (a destra); la sua figlia più giovane Margherita, duchessa di Savoia, a sinistra e Eleonora d’Asburgo, nel fondo, seconda sposa di Francesco I. Ritratto postumo realizzato trent’anni dopo la morte di Claudia per il “Libro d’ore” di Caterina dei Medici.

In compenso le relazioni di Claudia con suo marito non furono cattive.

Contrariamente agli altri sovrani ai quali pesava la devozione coniugale, egli non provava per lei alcuna ripugnanza, al contrario. Nonostante le sue molte conquiste femminili condivise assiduamente il letto della sua coniuge e fu molto fiero dei suoi bambini, belli, sani e realizzati, prova tangibile che la maledizione che aveva colpito la branchia più vecchia  dei Volois si era allontanata. Si dedicava alle culle da padre intenerito. Si entusiasmava davanti al delfino: “ Il più bello e il più potente bambino che si sia mai visto.”  Procurava a tutti dei padrini prestigiosi; il papa per il maggiore dei ragazzi, il re d’Inghilterra per il secondo. I battesimi offrirono alla regina la gioia di essere al centro della festa. Commoso dalla sua dolcezza, dai suoi silenzi, egli la trattò sempre con riguardo e con bontà. Ci teneva ad averla presso di lui, figura famigliare e rassicurante.

E infatti Claudia fu molto popolare ai suoi tempi; una regina semplice e buona e una madre completa. Di lei Pierre Brantome scriverà “Bisogna parlare della signora Claudia di Francia, che fu molto buona e caritatevole, e dolcissima con tutti, né fece mai dispiacere ad alcuno della sua corte o del suo regno.” Fu persino soprannominata la Buona Regina e alla sua morte la sua salma fu venerata come una santa. Sulla sua tomba andavano in pellegrinaggio ammalati e infermi e testimoni dell’epoca confermarono guarigioni miracolose.

 Quindi la storia dimenticò la povera regina, ma nessuno sa quello che veramente lei era o che avrebbe potuto essere se non fosse stata schiacciata troppo giovane da un peso troppo grande e se noi conosciamo all’incirca  quella che fu la sua vita nulla rivela come ella l’abbia vissuta interiormente; niente noi conosciamo dei suoi sentimenti, dei suoi desideri e delle sue speranze. Non una parola, non un gesto di cui si possa dire che gli appartengano e che denunciano la sua personalità figurano nelle cronache del tempo.

Pierre Bontemp (1507-1568) ~ Tomba di Francesco I e Claudia di Francia Abbazia di Saint-Denis – Saint-Denis, Parigi

Particolare – La Regina Claudia scultura sopra il baldacchino

Particolare - Scultura sopra il feretro raffigurante la Regina Claudia

Bibliografia:

  • Henri Pigaillem –Claude de France première épouse de François Ier, mère de Henri II

Collection Histoire des reines de France

Pygmalion Paris 2006

  • Simone Bertière – Les Reines de France au temps des Valois  – Le beau XVIe siècle

LGF – Livre de Poche (3 janvier 1996)

  • Jack Lang – Francesco I

Mondadori 1999

Paola Mangano

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