Affresco

Spesso si usa il vocabolo “affresco” nel senso di pittura murale senza distinzione di genere.

Ma effettivamente “affresco” é soltanto quella pittura che viene eseguita applicando dei colori macinati e diluiti in acqua su uno strato fresco di calcina.

L’idrato di calce che essa contiene combinandosi con l’acido carbonico dell’atmosfera si indurisce e ritorna pietra producendo una crosta vetrosa che una volta asciutta resta insolubile fissando i colori ad essa mescolati.

“Di tutti gl’altri modi che i pittori faccino, il dipingere in muro é più maestevole e bello, perché consiste nel fare in un giorno solo quello che nelli altri modi si può in molti ritoccare sopra il lavorato. Era dagli antichi molto usato il fresco, et i vecchi moderni ancora l’hanno poi seguitato…..” Vasari – Vite – cap. XVIIII

 

 

L’affresco è forse la tecnica pittorica a cui occorre, più di ogni altra, un sapere tecnico ben solido ed un’infinità di accuratezze senza le quali non si possono ottenere apprezzabili risultati di durabilità e freschezza pittorica.

Ben lo sapevano gli antichi maestri , che oltre ad averci lasciato meravigliosi esempi artistici ci hanno trasmesso il loro bagaglio di conoscenze attraverso una serie di trattati. Uno dei più famosi, ricchissimo di preziosi insegnamenti e raccomandazioni stilistiche é “Il Libro dell’Arte” di Cennino Cennini. Scritto nel 1398 circa, considerato il primo trattato sulle tecniche artistiche redatto in lingua volgare, si distingue da altri trattati d’epoca precedente (“Schedula diversarum artium” del monaco Theophilus – sec. XII -da identificarsi probabilmente con Roger Helmarshausen; “Hermeneia” del monaco Dionigi – sec.XIV -; “De coloribus faciendis” di Pietro di S. Omer – sec. XIII -; “De coloribus diversis” di Alcherius – 1398 -) innanzitutto per la sua chiarezza; quanto gli altri sono oscuri e prolissi col loro latino contorto e fumoso, il Cennini é limpido e sintetico teso ad esprimere l’essenziale dell’argomento trattato. Per l’artista moderno il trattato del Cennini ha anche un’altro pregio; si può recuperare facilmente in qualsiasi libreria, mentre gli altri testi sono solo custoditi in alcune biblioteche e purtroppo raramente divulgate al pubblico se non in qualche oscura edizione.

Circa centocinquanta anni dopo, Giorgio Vasari scriverà nelle sue notissime “Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri” (anch’esso facilmente recuperabile) un’introduzione alle tre arti del disegno, dove tra le varie tecniche della pittura si parla anche dell’affresco lodandone il metodo che egli dice essere il più magistrale e bello di tutti per l’immediatezza e la rapidità che gli sono proprie. Inoltre in tutto il trattato insiste con il rapporto che l’artista deve avere con il materiale e con la tecnica.

Nel 1700 il Padre Andrea Pozzo scriverà il trattato “De perspectiva pictorum et architectorum” dove nelle ultime sette pagine viene riportata una “Breve istruttione per dipingere a fresco”, terzo testo di grande importanza per le nostre conoscenze tecniche.

Padre Andrea Pozzo - autoritratto Chiesa del Sacro Nome di Gesù Roma

Questi trattati rivolgono infinite cure alla stesura dell’intonaco, iniziando dalla preparazione della calcina.

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