Intonaco – Grassello – Sabbia

Le malte di sola calce pur avendo proprietà adesive non possederebbero, senza l’aggiunta di una carica, la necessaria coesione e il corpo per formare un giunto stabile. Per questa ragione la calce spenta viene miscelata con un aggregato.

La rena fluviale (sabbia di fiume) si presta assai meglio della sabbia di mare ad essere utilizzata nella preparazione delle malte, soprattutto in quanto fin dall’origine é priva di sali solubili.

“E se la calcina é ben grassa e fresca,

richiede le due parti sabbione,

la terza parte calcina.

E intridili bene insieme con acqua,

ecc…………..”

Il libro dell’arte – Cennino Cennini

E’ questa la preparazione della calcina o malta per l’intonaco dei dipinti murali e le regole di allora sono le stesse seguite anche oggi:

1 parte di calce e 2 di sabbia,

ma si trovano buone condizioni anche di tanta calce e tanta sabbia in parti uguali, tuttavia va tenuto presente che troppa calce nella composizione fa screpolare l’intonaco.

Una condizione importante e critica per l’ottenimento di una buona malta è sia il tipo di calce che il processo di “spegnimento” di questa.

Le impurezze, il grado di stagionatura, la gradualità dello spegnimento sono fattori che fanno parte ormai purtroppo di un bagaglio di conoscenze empiriche che va perdendosi e che è difficile sostituire con equivalenti tecnologici moderni.

L’intonaco è l’elemento primario per una buona riuscita della pittura a fresco.

Dal Medio Evo a oggi si è dipinto su muri coperti da due strati di calce: “arriccio” e “intonaco”.

L’arriccio consta di una malta composta da calce e sabbia gettata sul muro, spolverato e bagnato abbondantemente, e poi tirata lasciandola ben livellata ma alquanto grezza affinché il secondo strato che lo coprirà, quello su cui si dovrà dipingere, possa fissarcisi saldamente.

Quando l’arriccio è asciutto, l’intonaco finale, il secondo strato, viene disteso a piccole zone corrispondenti alle giornate di lavoro cominciando a mettere questi pezzi dall’alto affinché dipingendo e maltando non si abbia a schizzare la pittura già finita.

La malta usata per l’intonaco è composta da calce e sabbia  più fine e deve essere ben liscio; levigandolo resta meno poroso e, non facendo passare l’aria, ritarda l’essiccamento e l’evaporazione di umidità in esso contenuta.

La carbonatazione avviene quindi più lentamente conferendo maggior resistenza alla superficie cristallina che viene formandosi sui pigmenti appena stesi.

Le regole di una buona messa in opera dell’intonaco ci sono state trasmesse attraverso gli scritti di Cennino Cennini, “Il Libro dell’arte”, sec. XIV, del Vasari, “Vite”, 1550, e di Andrea Pozzo, “De perspectiva pictorum et architectorum”, 1700.

Interessante è notare le differenze, seppur minime, di stesura dell’intonaco stesso.

Queste differenze comportano nel tempo fenomeni di degrado dissimili, come vedremo più avanti.

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