Intonaco

Si possono individuare almeno tre principali modelli per una buona messa in opera dell’intonaco riconducibili a quella prevalentemente in uso nel ‘300, a una successiva variazione cinquecentesca, e, infine all’ultima più diversificata, affermatasi nell’arco del ‘600 – ‘700.

Nel 1300, secondo le regole del Cennini, l’intonaco doveva presentarsi come una materia compatta, pressata e lucidata.

La prima ampia trattazione sulla tecnica dell’affresco ci viene fornita da Cennino Cennini (fine sec. XIV) nel suo “Libro dell’arte” documento importantissimo della tradizione pittorica delle botteghe fiorentine.

Cennino Cennini – Il libro dell’arte – Cap. LXVII – fine sec. XIV

“…Quando vuoi lavorare in muro, ch’é ‘l più dolce e ‘l più vago lavorare che sia, prima abbi calcina e sabbione, tamigiata ben l’una e l’altra. E se la calcina è ben grassa e fresca, richiede le due parti sabbione, la terza calcina. E intridili bene insieme con acqua, e tanta ne intridi, che ti duri quindici dì o venti. E lasciala riposare qualche dì, tanto che n’ esca il fuoco: ché quando é così focosa scoppia poi lo ‘ntonaco che fai. Quando sé per ismaltare, spazza bene prima il muro e bagnalo bene, ché non può essere troppo bagnato; e togli la calcina tua ben rimenata a cazzuola a cazzuola; e smalta prima una volta o due…..abbi a mente di fare questo smalto bene arricciato e un poco grasso……..Adunque smalta un pezzo d’intonaco sottiletto e ben piano, bagnando prima lo intonaco vecchio. Poi abbi il tuo pennello di setole grosso in mano, intingilo nell’acqua chiara, battilo e bagna sopra il tuo smalto, e al tondo con un’assicella di larghezza di una palma di mano va fregando su per lo ‘ntonaco bagnato, acciò che l’assicella predetta sia donna di levare dove fosse troppa calcina e porne dove ne mancasse e spianare bene il tuo smalto. Poi bagna il detto smalto col detto pennello, se bisogno n’ha, e colla punta della tua cazzuola, ben piana e ben pulita, la và fregando su per lo intonaco……”

Particolare di affresco su intonaco trecentesco. Si noti quanto l'intonaco sia compatto e liscio.

Nel 1500, come ci illustra il Vasari, la lavorazione dell’intonaco è assai simile ma durante la messa in opera non si insiste con la pressatura e la smaltatura il che comporta una tessitura cristallina più rilevante.

Il Vasari (1511-1574) nell’Introduzione delle “Vite” ci fornisce indicazioni precise ma piuttosto rapide e concise insistendo sul pregio e sulla difficoltà di questa tecnica pittorica in un epoca in cui l’avvento della pittura ad olio portò ad un momentaneo abbandono della pittura ad affresco ed una maggior diffusione della pittura a secco.

Vasari -Vite – 1550

“….Questo si lavora su la calce che sia fresca, né si lascia mai sino a che sia finito quanto per quel giorno vogliamo lavorare. Perchè allungando punto il dipingerla, fa la calce una certa crosterella, pe ‘l caldo, pe ‘l freddo, pe ‘l vento e pé i ghiacci, che muffa e macchia tutto il lavoro. E per questo vuole essere continuamente bagnato il muro che si dipinge;……E però bisogna che in questi lavori a fresco giuochi molto più nel pittore il giudizio che il disegno, e che egli abbia per guida sua una pratica più che grandissima, essendo sommamente difficile il condurlo a perfezione…..”

Particolare di affresco su intonaco cinquecentesco. Anche se meno pressato questo intonaco si presenta molto simile, anche se meno pressato, all'intonaco trecentesco.

Nel 1700  la preparazione dell’intonaco subisce un radicale cambiamento. L’intonaco veniva eseguito molto velocemente senza nessuna pressatura. Il Padre Andre Pozzo ci consiglia persino di sgrezzare l’intonaco con un pennello bagnato per favorire l’ aderenza del colore.

Il Padre Andrea Pozzo (1624-1709) ci descrive la tecnica nel suo trattato “Perspectiva pictorum et architectorum”.

Padre Andrea Pozzo

“De perspectiva pictorum et architectorum”

Roma, 1700

“Nella prima parte diremo di quelle preparazioni che si debbon premettere alla pittura, ancorché il mandarle ad effetto non appartenga al pittore, ma al muratore;…….Scelgasi per questo effetto calcina spenta un anno o sei mesi prima, e si mescoli con rena purgata dal fiume, che non sia troppo grossa, né soverchio minuta…….Scelgasi però un muratore pratico e sollecito acciò la spiani ugualmente e lasci anco al pittore tanto di tempo per dipingerla dentro quel giorno….Spianata che sia  ugualmente l’intonacatura, sarà bene con un pennello sollevare i minuti granelluzzi di arena, accioché più facilmente si attacchino i colori. Questo sollevare l’arena noi chiamiamo granire, e si fa nelle opere grandi e rimote dall’occhio; si può ancora farlo nelle vicine, ma acciò non comparisca all’occhio la pittura rozza, si sovrappone al fin dell’opera un foglio di carta, e con la cucchiara mediocremente si premono le soverchie prominenze acciò si ritirino….”

Particolare di affresco su intonaco settecentesco. Si noti quanto l'intonaco sia ora più ruvido.

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