Intonaco – Sinopia – Spolvero – Cartone

Nel XIV e nel XV secolo, l’epoca delle grandi decorazioni parietali, in cui le chiese venivano totalmente rivestite di cicli affrescati, i pittori avevano acquisito l’abilità di concepire direttamente sul muro, a grandezza naturale, le prove per le loro composizioni, preventivamente scandite nei piani principali da semplici linee rette di partizione chiamate “piani e piombi”, ad intendere rispettivamente le scansioni orizzontali e verticali.

Il disegno, fatto direttamente sull’arriccio con terra rossa di Sinope (dalla città omonima sul Mar Nero), è stato detto “sinopia”. In seguito veniva gradualmente riportato sull’intonaco pittorico con un colore giallo verde che a Firenze chiamavano “verdaccio”.

Annunciazione (sinopia), Camposanto, Pisa

Con l’avvento del Rinascimento la tecnica dell’affresco non subisce alcuna variazione di rilievo e così sarà per tutto il Cinquecento; si ha invece una vera rivoluzione nel modo di ideare e trasferire sul muro l’opera d’arte.

Il disegno preparatorio non viene più eseguito direttamente sull’arriccio ma viene preparato nella bottega del pittore su carta di piccole dimensioni. Su questa veniva tracciata una rete o graticola per il trasporto su cartoni a grandezza reale (questa tecnica di ingrandimento di un disegno è un’innovazione tipica del Rinascimento).

Una volta ottenuto il disegno a grandezza definitiva questo veniva trasferito sull’intonaco fresco con due diversi metodi: con lo spolvero, più usato nei primi tempi, e con il cartone, tecnica largamente più esercitata nel Cinquecento e in epoche successive.

Nello spolvero il disegno, riportato su fogli di carta abbastanza sottili, veniva forato con un grosso ago, lungo tutte le linee, con una serie di fori successivi. Poggiato il foglio sull’intonaco fresco veniva battuto sulla carta un sacchetto di tela contenente polvere di carbone. Il carbone passato attraverso i fori della carta lasciava sull’intonaco una serie di punti neri che potevano essere uniti tra loro a ricostruire l’intero disegno o il più delle volte servivano direttamente da riferimento alla stesura della pittura.

Il tracciato lasciato dallo spolvero per la ricostruzione di un fregio durante i lavori di restauro di Palazzo S. Giorgio (GE)

Con il cartone  il disegno, eseguito su carta più consistente o su vari fogli di carta incollati l’uno sull’altro, veniva fatto aderire all’intonaco fresco e quindi si ripassavano tutte le linee con una punta metallica che lasciava impresso sulla malta un segno evidente.

Mauro Nicora. Carboncino su carta. Andrea Doria. Cartone preparatorio per la facciata Ovest di Palazzo S. Giorgio.

In entrambi i casi il disegno su carta o su cartone veniva tagliato in pezzi corrispondenti alle varie giornate di lavoro e riportato sull’intonaco fresco  man mano che la stesura della pittura procedeva.

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