Le facciate dipinte di palazzo San Giorgio a Genova; un recupero d’immagine.

Del possibile recupero dell’immagine esterna di Palazzo San Giorgio si cominciò a parlare nel momento in cui, riconsiderando il significato che l’edificio avrebbe assunto in occasione delle Celebrazioni colombiane del 1992 come sfondo scenografico del porto antico e delle manifestazioni in esso ospitate, le Soprintendenze riesaminarono lo stato di decadimento dei prospetti alla luce di esperienze di restauro acquisite dirigendo interventi analoghi e tenendo conto dei risultati del Convegno di studi sui problemi di conservazione e restauro delle facciate dipinte, tenutosi a Genova nel 1982.

Dai confronti che questo convegno aveva reso possibile era infatti emerso chiaramente come la reintegrazione pittorica delle lacune, realizzata fino a quel momento a Genova al fine di salvaguardare l’autenticità degli affreschi a scapito della loro unità compositiva, era condotta invece nei paesi dell’Europa centro-orientale come vero e proprio rinnovamento in base al concetto critico secondo il quale i caratteri tipologici e visuali della città devono essere assolutamente conservati, cancellando ogni alterazione dovuta al tempo o a fenomeni contingenti.

Anche se inizialmente la documentazione a nostra disposizione per il rifacimento delle facciate era molto scarsa le Soprintendenze di Genova si gettarono a capofitto in questa nuova impresa, ambizioso progetto non solo per la città di Genova ma che addirittura in tutta l’Italia non aveva uguali.

Il nostro intervento di ricostruzione dei dipinti del San Giorgio si pose come archetipo di una lunga serie di rifacimenti che negli anni a seguire segnarono una rinascita estetica del centro storico di Genova, così come essa si mostrava sorridente negli anni passati.

Scrive l’Argan: – Era una città piena di figure e di colori pavesata come una nave in un giorno di festa: le pitture sulle facciate erano un continuo discorso, tra aulico e vernacolo. Di quelle pitture i bombardamenti aerei e navali dell’ultima guerra hanno distrutto una gran parte: motivo di più per conservare con metodo e con cura tutto quello che rimane. –

Il nostro intervento si caricò di forza e importanza sia in corso d’opera che a lavoro terminato affrontando la sfida che la Pinin Brambilla ci affidò.

Un tempo lavori di questo tipo erano all’ordine del giorno. Dalle accademie uscivano artisti specializzati in ogni settore. Ecco quindi che in un progetto di questo tipo c’era chi disegnava i bozzetti, chi si occupava delle murature, chi dipingeva solo le cornici e chi le figure.

Tutto questo insieme di competenze furono affrontate da mio marito Mauro Nicora al quale spetta il merito dell’intero intervento che andrò illustrando nei prossimi post.

Paola Mangano Nicora

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