Santuario Madonnina del Lago – Azzate (VARESE)

Santuario Madonnina del Lago – Parrocchia Natività di Maria Vergine, Azzate (VA)

                  Restauro affresco raffigurante la Natività.

Ubicazione

La piccola chiesa dedicata alla Madonnina del Lago si trova fuori dal paese di Azzate in una posizione isolata a circa 500 metri dal lago di Varese ed è  costituita da un corpo centrale con un’alta cupola dotata anche di lanterna. A destra, verso il fondo, si trova una piccola torre campanaria.

L’interno è spoglio ad un’unica navata. Sullo sfondo è collocata l’abside (parete Nord) ricavata dalla vecchia cappella dove si trova l’affresco della Natività incorniciato dalla grotta di Lourdes.

Questa parete risulta essere la parte più antica di tutta la chiesa ed è costituita da pietre, mattoni e alcuni inserti di malta a calce completamente a vista nel prospetto esterno della chiesa.

Il dipinto misura cm. 200 x 150 e si trova a cm. 110 dal piano di calpestio e direttamente sopra all’altare in marmo inserito circa venti anni fa.

Collocazione storica

La Chiesa della Madonnina del Lago di Azzate fu edificata prima in forma di Oratorio nel 1697 dal conte Paolo Bossi in località “case vecchie”, su un terreno di sua proprietà dove esisteva da tempo immemorabile una modesta edicola mariana appoggiata al muro di una casa.

A questo proposito si tramanda la storia di un nobile cavaliere che disperatamente cercava di raggiungere l’amata sposa in una rigida notte invernale. Giunto sulla sponda di Gavirate non si accorse che quello che riteneva un vasto campo ricoperto di neve altro non era che la superficie gelata del lago e al galoppo del suo destriero lo attraversò. Una volta arrivato ad Azzate seppe da un contadino del pericolo che aveva corso e lasciò a quell’uomo una borsa di denari per erigere una cappella, in voto, nel punto che aveva raggiunto incolume.

Nel 1896 la comunità azzatese decise di risanare e ampliare questo piccolo Oratorio della Beata Vergine che versava da tempo in stato di abbandono aggiungendo un porticato sopra il quale fu eretta la cupola.

Lavori di completamento della chiesetta furono eseguiti nel 1926 quando l’edificio fu chiuso sui tre lati rimasti aperti e fu aggiunto il piccolo portico anteriore così come si presenta ai giorni nostri.

Il dipinto in oggetto raffigurante la Natività si trova sulla parete di fondo dell’abside incorniciato dalla grotta di Lourdes aggiunta nel 1904.

Si tratta di una copia della Natività di Bernardino Luini affrescata nel chiostro del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno (VA) dove il Luini vi lavorò nel 1525 e nel 1531.

Finora non sono stati trovati documenti che possano fornirci notizie precise circa il nome dell’autore e la data di esecuzione dell’opera. Esiste però nell’archivio della parrocchiale di Azzate un manoscritto di poco posteriore al 1742 dove viene segnalata “l’antichissima imagine sopra muro rapresentante La Natività del Signore” sopra la quale venne messa “onorevole vetriata affine di diffenderla dall’ingiuria de i tempi”. (1)

Esisteva quindi un dipinto raffigurante una Natività prima del 1742.

Anzi in questa data veniva considerato antichissimo e potrebbe essere stato eseguito addirittura prima del 1697 (data di edificazione dell’Oratorio).

Le analisi scientifiche eseguite sul dipinto così come è giunto ai giorni nostri lo collocano però nella prima metà del XIX secolo; l’iconografia quindi potrebbe essere d’ispirazione antica.

Si ricorda che nel mese di aprile del 1926 si diedero inizio ai lavori per la nuova decorazione della Chiesa Parrocchiale di Azzate affidata all’azzatese Egidio Nicora (nonno di Mauro Nicora). L’estate di quell’anno furono avviati anche i lavori di completamento della chiesetta mariana del lago e non possiamo escludere che potrebbe essere stato lo stesso Egidio Nicora a intervenire sul dipinto della Natività.

(1) Tratto da “Azzate vicende storico-ecclesiali”, G.M. Vazzoler.

 

La Natività – B. Luini (1530?) – Santuario Beata Vergine dei Miracoli – Saronno (VA)

Il dipinto si presenta come una  composizione dal carattere squisitamente devozionale, di estrema semplicità compositiva che, per motivi spaziali, nella riproduzione eseguita dall’artista che operò in Azzate, fu ampliata  verso l’alto con l’aggiunta di due putti che sorreggono un nastro con scritta  in latina “gloria in excelsis deo”.

Natività – Santuario Madonnina del Lago Azzate (VA)

Stato di conservazione

Uno dei principali imputati del degrado della chiesa è l’effetto degradante dell’umidità proveniente dalla risalita capillare.

La posizione geografica che la vede in prossimità del lago aggiunta alla vicinanza di una delle sorgenti che alimentano il lago stesso hanno creato, col trascorrere del tempo, le particolari condizioni degenerative caratteristiche della presenza costante di acqua nel sottosuolo.

Sono stati eseguiti negli anni passati interventi per cercare di risolvere questo problema. Venti anni fa si è provveduto al rifacimento di tutto il pavimento che si trovava in avanzato stato di degrado costruendo un vespaio  ed adeguate bocche di ventilazione. Contemporaneamente vennero rintonacate le pareti di tutta la chiesa.

Proprio davanti al dipinto è stato collocato pochi anni dopo il rifacimento del pavimento un altare in marmo chiuso sui tre lati che impediva una corretta aerazione al muro retrostante. Per questo motivo l’altare è stato recentemente parzialmente aperto sui lati corti permettendo una adeguata  ventilazione.

Inoltre nel 1999 è stato bonificato il terreno  retrostante la chiesa e cioè quello a diretto contatto con la parete nord.

Questi interventi sembrano per il momento aver risolto il problema dell’umidità di risalita visto il buono stato di conservazione in cui si trovano oggi le superfici murarie.

Il dipinto in oggetto presentava caratteristiche chimico-fisiche di degrado tipiche della presenza di  umidità nelle murature (decoesione e disgregazione della pellicola pittorica sino all’abrasione dell’intonaco stesso). Questi fattori di degrado erano localizzati sino ad un’altezza di cm. 50 dalla base del dipinto.

Abbiamo eseguito in modo non distruttivo e a contatto, per mezzo di misuratore elettronico Hidromette Compact B, prove preliminari sul dipinto per rilevare ad oggi l’eventuale presenza di umidità (di seguito  scheda relativa).

Ai fianchi dell’altare la finta grotta lascia due aperture dove si può vedere il muro sottostante. Anche qui abbiamo misurato la percentuale di umidità presente nella muratura ad un’altezza dal piano di calpestio di cm. 70.

Il monitoraggio della distribuzione e localizzazione dell’umidità eseguito grazie al metodo non distruttivo a contatto che si avvale di misuratore elettronico (Hydromette Compact B) per misure in profondità oltre i cm. 4  ci ha permesso in via preliminare di poter constatare che nella zona degradata del dipinto si riscontra la più alta percentuale di umidità (56% e 60%). Questi due valori si riferiscono a cm. 145 e cm. 135 dal piano di calpestio. Si noti però che nei due punti di rilevazione centrali, ad un’altezza inferiore rispetto ai precedenti (cm. 123 dal piano di calpestio) i valori di umidità scendono al 30%.

Salendo poi verso l’alto, il contenuto in percentuale di umidità si stabilizza sui valori del 30% (a cm. 220 e cm. 290 dalla pavimentazione).

I due punti misurati ai lati dell’altare sulla porzione di muratura  a vista sotto la finta grotta, entrambi rilevati a cm. 70 dal piano di calpestio, evidenziano una presenza di umidità del 40%.

Queste misurazioni ci permettono di constatare che allo stato attuale il livello di umidità presente nelle murature si può considerare accettabile e che i lavori di risanamento eseguiti negli anni, all’interno e all’esterno della chiesa, hanno ridotto sensibilmente la presenza di umidità nelle murature.

 

 

Analisi Mineralogico-Petrografica e Microstratigrafica

E’ stato prelevato, per mezzo di bisturi, un frammento di intonaco con finitura pittorica (vedasi grafico del punto di prelievo) per eseguire indagini di laboratorio finalizzate alla caratterizzazione dei materiali utilizzati e della tecnica di realizzazione pittorica (analisi mineralogico-petrografica e microstratigrafica).

 

Le analisi eseguite su nostro incarico dalla Palladio C.S.G su frammento di intonaco con finitura pittorica prelevato dalla veste di S. Giuseppe, in basso a destra, sono state eseguite allo scopo di individuare i materiali costitutivi e la tecnica pittorica.

Il campione di intonaco analizzato è stato realizzato con un impasto a base di calce aerea carbonatata caricata con sabbia quasi esclusivamente silicatica di granulometria media (1/2-1/4 mm). Il rapporto aggregato/legante in pasta è pari a 2/1 in volume.

Il campione si presenta in mediocre stato di conservazione.

Al di sopra dell’intonaco si trovano due strati di pittura a calce caricata da ocra arancio e particelle di barite e blu oltremare artificiale maggiormente concentrato nella seconda stesura. La presenza di questo pigmento, colloca il dipinto nella prima metà del XIX sec., periodo dove questo colore venne maggiormente impiegato.

Inoltre la presenza di resina sintetica di probabile natura acrilica, utilizzata come consolidante e/o fissativo degli strati pittorici, presuppone che il dipinto sia stato sottoposto ad intervento di restauro in tempi recenti.

Infine in superficie sono state individuate tracce di gesso dovute a solfatazione superficiale.

Intervento di restauro

Consolidamento

Il sondaggio della superficie tramite leggera percussione meccanica non ha individuare distacchi degli strati d’intonaco dal supporto murario quindi non si è rivelato necessario alcun tipo di intervento di consolidamento.

Pulitura

Si sono resi necessari saggi di pulitura al fine di valutare la scelta della soluzione più idonea e relativi tempi di applicazione.

Le prime prove hanno anche dimostrato che l’affresco era stato completamente ridipinto durante un precedente restauro eseguito probabilmente nella prima metà del XIX sec., come le analisi chimiche avevano evidenziato per la presenza del blù oltremare artificiale nei pigmenti usati.

Con il soprintendente incaricato è stata concordata l’asportazione delle sostanze estranee come ridipinture e patine di restauro, aggiunte arbitrarie, che oltretutto snaturavano e incupivano i colori originali, mettendo a punto una opportuna metodologia.

Per mezzo di impacchi a base di  carbonato d’ammonio in soluzione al 10% supportata da  polpa di cellulosa previa interposizione di carta giapponese, lasciata in posa per un tempo variabile tra i 15 e 30 minuti abbiamo ottenuto da subito risultati sorprendenti. Questa metodologia inoltre consentiva contemporaneamente l’asportazione dei sali solubili e il risanamento della struttura muraria.

Prima di effettuare la pulitura è stata eseguita una preliminare rimozione degli strati di polvere con acqua deionizzata.

Successivamente gli impacchi sono stati applicati in piccole proporzioni seguendo il disegno delle forme.

Risultati della pulitura

Le ridipinture eseguite nel precedente restauro avevano incupito i colori, appesantito il chiaroscuro  ma anche alterato e modificato alcuni particolari.

1) Evidente è stata l’erronea interpretazione chiaroscurale della struttura lignea alle spalle della sacra famiglia. Originariamente era stata concepita con la luce proveniente dall’alto a destra (gurdando il dipinto alla nostra destra), come del resto tutta la scena;  le ridipinture sono state interpretate con una luce ascendente verso sinistra.

2) Il paesaggino che si vede nello sfondo del cielo è stato completamente modificato. Il cielo stesso appiattito mentre originariamente era dipinto con sfumature di azzurro che rendevano anche l’effetto prospettico di lontananza.

3) Al putto in alto a sinistra è stata aggiunta la gamba retrostante per un’inadeguata interpretazione anatomica.

4) Su entrambi i personaggi (Madonna e S. Giuseppe) erano state aggiunte le aureole.

5) Gli incarnati, i particolari anatomici, i capelli scuriti e appesantiti.

6) Alla mano sinitra di S. Giuseppe era stato aggiunto un dito, originariamente l’ombra della mano sul panneggio.

7) Dietro S. Giuseppe era dipinta una sporgenza di roccia interpretata invece come struttura della capanna e ridipinta di marrone.

Stuccatura

L’integrazione delle lacune e sigillature di buchi e lesioni presenti sono state eseguite con un impasto eseguito in cantiere a base di grassello di calce invecchiato due anni e sabbia di granulometria simile a quella dell’intonaco originale.

Reintegrazione pittorica

Riduzione dell’interferenza visiva dell’intonaco di supporto ad acquarello in presenza di abrasioni, cadute della pellicola pittorica e lacune dell’intonaco, al fine di restituire unità di lettura cromatica dell’opera.

Paola Mangano Nicora

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