Restauro e decorazione – un connubio possibile

Un tempo esistevano figure di artisti con precise mansioni nella realizzazione delle decorazioni dipinte d’interni; figuristi, quadraturisti, ornatisti. Benché spesso fosse difficile fare in modo che trovassero tra loro preventivi accordi circa il modo di condurre le luci e le ombre, produssero capolavori di virtuosistico mestiere, al giorno d’oggi difficilmente eguagliabili.

La specializzazione di ognuno di loro, principalmente sviluppata in base alla vocazione e capacità stilistica personale, avveniva presso le accademie, a quei tempi vere fucine ove si forgiavano con adeguati strumenti didattici artisti di ogni livello.

Mi pare scontato dire che tale preparazione al giorno d’oggi non esiste più e non solo perché lo stile dell’arte è cambiato e quindi lavori di tale fattura non vengono più commissionati, ma soprattutto perché inserito nel decadimento generale dell’istruzione italiana e dell’espressione scialba e priva di armoniosi significati dell’architettura moderna, specchio indiscusso di questa società in disfacimento. Qui si aprirebbe un discorso lunghissimo sull’espressione dell’arte al giorno d’oggi che non ritengo necessario al momento affrontare, piuttosto intendevo portare l’attenzione alla scarsa preparazione di quegli operatori che sempre più spesso mettono mano al nostro patrimonio culturale. Voglio dire: per essere in grado di restaurare un dipinto è assolutamente necessario conoscere le tecniche e le metodologie proprie del restauratore, ma allo stesso tempo bisogna essere disegnatori, pittori, conoscere l’anatomia e la figura umana, la prospettiva e i giochi del chiaro/scuro, così come è necessario avere la manualità  tipica del muratore, conoscere la tecnica lavorativa del cantiere e la materia stessa con cui è costruito un muro, un telaio, un rilievo.

Nel suo insieme appare una figura ancora più complessa e completa rispetto a quelle del passato, per questo quasi irraggiungibile nella sua forma reale.

Capacità, sensibilità e pratica potrebbero essere i fondamenti ideali per costruirsi addosso una forma di figura responsabilmente capace di affrontare tali delicati manufatti. Tutto il resto si sviluppa con lo studio e l’esperienza.

Spesso quando si intraprende un restauro ci si trova ad affrontare situazioni di degrado tali da lasciare poco spazio all’identificazione corretta di ciò che vi era dipinto.

Il restauratore tipico applica la propria consapevole scienza del mestiere come un chirurgo farebbe sul proprio paziente. Dopo aver stabilito un doveroso piano diagnostico si accinge a operare sul manufatto cercando di fermare il degrado salvaguardando ogni porzione rimasta.

E fin qui è un bene e così deve essere soprattutto per quelle opere dei nostri più pregevoli artisti del passato. Le porzioni mancanti, in questi casi specifici, vengono sostituite con tinte neutre per non interferire con la materia pittorica originale. E’ quello che si chiama “restauro conservativo” e che si applica laddove vi sono lacune estese che, per essere integrate, richiederebbero una reinterpretazione.

A parer mio però, intervenire con lo stesso metodo su opere di minor importanza, e non intendo solo di artisti minori o meno capaci, ma anche in tutta quella serie di decorazione pittorica ornamentale eseguita spesso da pittori sconosciuti che adornano palazzi, ville d’epoca e molte, moltissime chiese del nostro splendido paese, è sbagliato.

Per ripristinare la funzione comunicativa e rendere nuovamente godibile e fruibile da parte del pubblico una decorazione pittorica è necessario restituire all’opera la sua originaria presentazione estetica integrando le mancanze con la stessa materia e tecnica pittorica originaria.

Le soprintendenze tutte si stanno muovendo ormai da anni verso questa tendenza pratica.

Il problema è che il restauratore tipico, non conoscendo la pratica della decorazione, si avvale del suo sistema di lavoro, spesso ridotto a piccolissime porzioni di intervento giornaliero con una lievitazione dei costi impressionante ed un discutibile risultato finale.

Ed ecco che qui mi riconduco a ciò che intendevo prima.

E’ necessaria una diversificazione di figure che si  accostino in collaborazione sulle opere d’arte (e al momento la scuola non prepara più operatori di questo tipo) o un personaggio che racchiuda tutte queste specializzazioni acquisite con l’esperienza e frequentando la scuola di bottega di quei vecchi maestri che ancor sapevano come dipingere su muro.

Questa figura è indubbiamente Mauro Nicora, restauratore e decoratore, e conoscendolo bene ormai da sempre, persona alquanto umile e poco propensa all’autocelebrazione.

Spero mi perdoni l’ardire mio di aver osato tanto.

Paola Mangano Nicora

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