Battesimo di Cristo – Mauro Nicora

Battesimo di Cristo, Mauro Nicora, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Daverio (VA)

Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme.

E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”.

In quei giorni Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.

E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Marco (1,4-11)

Nell’anno 2010, in occasione del restauro strutturale del battistero della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Daverio, il parroco Don Angelo Castiglioni ci affidò il compito di progettare un dipinto per arricchirne l’ambiente.

Il Battistero della Parrocchiale di Daverio (VA) prima della realizzazione del dipinto raffigurante il Battesimo di Cristo.

“Il fonte battesimale deve rimanere il luogo ordinario della liturgia del sacramento. Non sembra irragionevole affermare che un fedele nella propria vita deve poter dire con certezza dove si trova il luogo in cui è rinato in Cristo. È importante quindi che il fonte battesimale abbia il giusto rilievo nello spazio della chiesa e non sia ridotto a qualcosa di mobile e provvisorio, come finirebbe per significare l’utilizzo del catino” (Arcidiocesi di Milano, Il mistero dell’accoglienza – Il battesimo, prima tappa dell’iniziazione cristiana).

Questa fu la motivazione che convinse Don Angelo della necessità di adornare lo spoglio Battistero della parrocchiale di Daverio; inconsueta e ardita scelta per questi tempi moderni, quando raramente si aggiunge qualcosa di nuovo ma si è soliti mantenere e restaurare quel che c’è.

Il nostro primo pensiero fu quello di realizzare un dipinto murale di ispirazione classica e non solo una mera decorazione ornamentale; qualcosa che contribuisse alla dimostrazione della fede attraverso la continuità eterna della sua testimonianza.

L’architettura esagonale del battistero richiedeva la creazione di una finta struttura scenica, al di sopra della zoccolatura in marmo esistente, entro la quale collocare la narrazione iconografica. Così si pensò di riproporre la stessa inquadratura architettonica ad archi del portico esterno che, da reale entrata alla casa del Signore, si ripropone come ingresso figurato alla vita nello spirito, porta d’accesso agli altri sacramenti.

Portico d’ingresso della Parrocchiale di Daverio (VA).

La composizione, così divisa in tre parti uguali, in coincidenza con ogni lato della parete frontale, richiedeva ora l’inserimento raffigurativo del Battesimo di Gesù.

Per fare ciò si pensò di ricostruire la scena con personaggi veri in un ambiente idoneo per creare una foto dalla quale trarre ispirazione per la realizzazione del dipinto murale.

Fummo trasportati misticamente dall’entusiasmo, individuando subito tra le nostre cerchie di conoscenze chi poteva degnamente interpretare il ruolo di Gesù Cristo e del Battista.

Nel ruolo di Gesù si pensò al fidanzato di nostra figlia, non solo per l’aspetto fisico, per quanto decisamente appropriato, ma per quel tratto di intensa spiritualità che il ragazzo sa emanare. Per Giovanni Battista invece la scelta cadde inevitabilmente su un nostro amico che rispecchiava le caratteristiche fisiche del Santo. Nonostante Gesù e Giovanni fossero coetanei non ci è parsa inadeguata la scelta di due soggetti in realtà molto lontani di età. Per la verità non ci ponemmo nemmeno il problema, ci sembravano perfetti, tutto qua.

Così come ci parve appropriato inserire nella scena la figura della Madonna, in realtà mai rappresentata in questo specifico avvenimento e mai nei Vangeli menzionata come presente durante il Battesimo di Cristo. Avendo avuto modo di ritrarla già in altre occasioni pensammo alla figura di nostra figlia.

Molti maestri del passato utilizzarono come modelli persone di loro conoscenza, a loro vicine, costruendo scene inserite in paesaggi del loro circondario. Per esempio Piero della Francesca ambientò il suo Battesimo di Cristo nella valle del Tevere, Borgo San Sepolcro sullo sfondo, suo paese natale. La Pala era destinata alla cattedrale di Borgo e il paesaggio realistico immedesimava maggiormente i fedeli del luogo.

Il presupposto era perfetto; ricreare la rappresentazione sacra con persone a noi vicine attingendo ispirazione nel nostro paesaggio circostante, e le sponde del Ticino ci sembrarono un degno rappresentante del Giordano.

E così una bella mattina di metà giugno partimmo alla ricerca di un argine adatto sulla sponda sinistra del Ticino inferiore che da Sesto Calende scende verso la pianura Padana. In località Castelnovate trovammo una bianca sassaia punteggiata di piante che sembrava proprio il posto adeguato al nostro scopo. Avevamo con noi i panni che di solito usiamo per vestire personaggi che si devono inserire in un contesto storico particolare come quello che andavamo a rappresentare. Essendo una mattina in settimana la pace era totale, rotta solo dal mormorio delle acque.

Si svolse tutto in modo inaspettato, quasi mistico. Individuammo il punto più appropriato per posizionarsi, il bastone del Battista trovato lì per caso, i panneggi indossati con molta spontaneità e leggerezza, così come l’interpretazione stessa del sacramento immortalato nel momento preciso dell’aspersione; il Cristo emotivamente partecipe in un gesto di raccoglimento che manifesta allo stesso tempo accoglienza alla rigenerazione e al rinnovamento nello Spirito Santo, mentre dal volto della Madonna traspare tutta la commozione del momento. Una visione naturalistica di tutto l’insieme riuscita in pochi scatti fotografici.

Scatti sulle sponde del Ticino.

Scatto fotografico scelto per il bozzetto.

Il progetto proseguì in seguito con la realizzazione al computer di una elaborazione grafica per l’inserimento della foto scelta nello spazio reale, con l’aggiunta finale della finta architettura in primo piano.

Bozzetto in piano realizzato al computer.

Il bozzetto collocato nell’ambiente reale del battistero.

Il bozzetto così elaborato venne consegnato alla commissione parrocchiale per l’approvazione.

Una volta terminata la prima fase progettuale si procedette con la realizzazione in studio degli ingrandimenti su carta lucido, per essere in seguito bucati e, con la tecnica dello spolvero, riportati fedelmente sul muro.

A questo punto si era pronti per intervenire sulla superficie muraria. Innanzitutto furono tracciate le linee base per l’inserimento del disegno architettonico del colonnato ad archi tra i quali posizionare la raffigurazione con la tecnica dello spolvero.

Durante la messa in opera del disegno.

Durante la messa in opera del disegno.

Lo spolvero sulla superficie bianca di partenza.

Lo spolvero per la collocazione del disegno sulla superficie bianca di partenza.

Il disegno rifinito a pennello.

Tutto il disegno così riportato fu definito a pennello nei suoi tratti principali per poi essere chiaroscurato iniziando dal paesaggio, per passare poi alla struttura architettonica in primo piano e finendo con le figure. Per la coloritura è stata usata la tecnica a velatura con colori ai silicati per una resa di realismo naturalistico mirante a rappresentare la realtà nella sua verità più naturale e individuale senza alcun abbellimento o intento idealizzante. Persino la colomba vola nel cielo in modo completamente naturale.

Durante le fasi di coloritura.

Durante le fasi di coloritura.

Durante le fasi di coloritura.

La bellezza di questo dipinto, oltre alla raffinata maestria del Nicora, è apprezzabile proprio nel voluto carattere naturalistico dell’opera; lo scroscio d’acqua che ancora non ha toccato terra, la tensione nel braccio e nel piede del Battista là dove pesa l’equilibrio del corpo, il chiaroscuro di ogni singolo ciotolo che traspare anche sotto lo scorrere delle acque, il realismo dei volti che non lascia dubbi di identificazione dei personaggi reali. Il tutto voluto perché il sacramento possa essere sentito dai fedeli come naturale svolgimento del loro essere cristiani.

Paola Mangano Nicora

Particolare a lavoro finito.

Particolare a lavoro finito.

Particolare durante i  lavori.

Particolare a lavoro finito

Particolare a lavoro finito.

Veduta del lavoro finito dall’esterno del Battistero.

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