I Maestri Comacini

Ogni qualvolta mi accingo a svolgere ricerche storiche riguardanti opere artistiche, in particolar modo della zona di Varese, mi imbatto in loro, nei noti, ma non sempre ben identificati, Maestri Comacini. Mitizzati dai cultori di storia locale e anche da quelli del mistero, sono invece spesso trascurati e sottovalutati dagli storici dell’arte. Probabilmente la scarsa considerazione di cui godettero in passato derivò anche dall’opera storiografica del Vasari, dove tentò di dimostrare che la grande arte italiana nacque soprattutto grazie ad artisti fiorentini, con un filo unico che partendo da Giotto e attraverso Masaccio, Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Leonardo arrivò fino a Michelangelo Buonarroti, il massimo genio artistico allora vivente.

Eppure l’apporto dei comacini alla cultura europea non può che rivelarsi di grande importanza mano a mano che se ne studiano approfonditamente i documenti rimasti e le opere a loro attribuite.

Il termine “Maestri Comacini” fu coniato qualche secolo fa per designare quelle maestranze di costruttori e decoratori originari delle zone dei laghi lombardi (Como e Lugano come da altre vallate, a volte molto distanti l’una dall’altra, ma limitrofe ai laghi; la Val d’Intelvi, lunga 16 km., e che mette in comunicazione il lago di Como con il lago di Lugano, la Valtellina, la Val Camonica, ricca di cave di marmo.) che, dal Medioevo fino ai nostri giorni, vagarono per l’Italia e per l’Europa, contribuendo non poco all’attuale aspetto di innumerevoli città, come Genova, Salisburgo, Graz, Passau, Ludwigsburg, S. Pietroburgo e, in buona parte, Roma, Venezia, Vienna, Praga (per citarne solo alcune).

“Da questi paesaggi costieri dei laghi di Lugano e Como e dalla Svizzera italiana sono usciti quasi tutti i Maestri che l’odierna storia artistica nomina quali portatori del plastico rinascimentale non solo della Lombardia ma di tutta l’alta Italia. E, prima, con, e dopo di loro partì da qui una schiera appena abbracciabile con lo sguardo di scultori ed architetti” (Lombardische Denkmäler des vierzehnten Jahr-hunderts. Giovanni di Balduccio da Pisa und die Campionese, Stuttgart 1893 A.G. Meyer).

Non conosciamo alcun evento che possa spiegare in modo convincente l’origine del fenomeno che interessa i maestri comacini. Poiché sono documentati a partire dal Basso Medioevo, e cioè solo quando il fenomeno è già fiorente, dobbiamo per forza pensare che tale origine sia più remota.

La prima attestazione della loro esistenza compare nell’editto di Rotari (anno 643), ai capitoli 144-145, mentre nelle leggi di Liutprando del 713 è contenuto il tariffario delle loro prestazioni.

L’origine etimologica del nome comacini rimane misteriosa: potrebbe derivare da Comum, Como, ma c’è anche chi come Ugo Monneret de Villard, e i suoi seguaci, ha proposto un’etimologia legata agli strumenti di lavoro – argani e impalcature soprattutto – che utilizzavano.

I Maestri Comacini sarebbero cioè i maestri che lavoravano con le macchine, cum macinis, o machinis appunto; “magistri cum machinis” o “magistri cum macinis” > “magistri cummacini” > “magistri com(m)acini”.

Io non escluderei nemmeno la possibilità che il nome derivi dall’isola Comacina (nome coniato in epoca medioevale) che non delimitava solo l’isola nel ramo sud-occidentale del lago di Como ma comprendeva anche il territorio sulla riva prospiciente.

Isola Comacina

Isola Comacina

In epoca tardoromana l’Isola Comacina era a capo di un distretto fortificato che comprendeva un vasto territorio tra Verbano e Lario, denominato insula comacina e rimasto in mano bizantina per vent’anni dopo l’invasione longobarda. Rifugio di duchi ribelli, monarchi spodestati e vescovi, l’isola stessa fu più tardi coinvolta nella guerra decennale tra Como e Milano, parteggiando per quest’ultima; decisiva nella sconfitta dei Comaschi del 1127, l’Isola Comacina subì la terribile vendetta comasca culminata nella sua distruzione nel 1169.

L. A. Muratori nel suo libro “Dissertazioni sopra le antichità italiane: già composte e publicate in latino (1755) scriveva a pag. 346:

“……….Senza fallo fu presa quella denominazione da un luogo……..dalla Città e Contado di Como. Quel Lago nè Secoli di mezzo era appellato Lacus Comacinus, Insula Comacina. Perché massimamente da quella contrada si prendevano una volta i muratori più abili (e ne vengono anche oggidì) però venivano chiamati Magistri Comacini. Noi tuttavia diamo loro l’onorevol titolo di Mastri o Maestri……”

I Comacini operavano in gruppi linguisticamente omogenei (dialetto e gergo professionale comuni, indispensabili per una gestione coordinata ed efficiente dei cantieri) e comprendevano architetto, scultore, scalpellino, muratore, stuccatore, pittore. Erano in grado di fornire ai committenti quelle che oggi potremmo chiamare soluzioni “chiavi in mano” a prezzi competitivi ed in tempi rapidi; esempio emblematico la “palazzina del mese”, che pare essere stata eretta in trenta giorni dall’architetto intelvese Santino Solari per il vescovo di Salisburgo nel XVII secolo.

Castello di Hellbrunn - Salisburgo

Castello di Hellbrunn – Salisburgo 

Il grande senso pratico e la perizia tecnica, accompagnati ad una validissima imprenditorialità, facevano il resto. Spesso infatti i costruttori erano anche mercanti di marmi e, comunque, era sempre importante l’aspetto imprenditoriale di queste “società”, generalmente basate su legami di parentela e capaci di portarsi in massa in una città ed assumervi implacabilmente il monopolio dell’edilizia. A Venezia come in Boemia i costruttori locali si lamentavano spesso dello strapotere dei Lombardi che facevano incetta di appalti. Mariusz Karpowicz (Università di Varsavia) usa spesso il termine “mafia” per indicare lo strapotere dei comacini in Polonia, capaci di fare incetta di appalti e di spartirseli tra familiari e conterranei; prassi che effettivamente hanno seguito un po’ ovunque in Europa.

Tipico era pure il loro legame con la terra natia, alla quale tornavano stagionalmente o solo per contrarre matrimoni che spesso avevano la funzione di stabilire potenti alleanze con altri costruttori.

Sarebbe impossibile ricordare tutte le “famiglie”; possiamo solo nominare i Bregno, i Solari, i Carloni, i De Allio, i Frisoni, i Fusina, i Maderno, i Fontana, i Caratti, i Gagini.

Un ottimo elenco dei maggiori maestri comacini lo potete trovare qui nel sito della Comunità Montana del Lario Intelvese.

Paola Mangano Nicora

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Bibliografia

G. Merzario, I maestri comacini, I, Milano 1893

Karl Von Hoede. I maestri comacini, Titolo originale:
Die Meister von Como, 1967

M. Lazzati, I Maestri Comacini tra mito e storia, Conoscenze e ipotesi sulle origini delle maestranze dei laghi lombardi, 2008

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