Galleria dei ritratti – I Bossi di Azzate

I Bossi di Azzate

Quello che mi appare come il profilo migliore di questo blog è dato dalla possibilità di pubblicare tutte quelle ricerche storico/artistiche archiviate ormai da anni nel mio pc.  Anche questa fa parte di uno di quegli studi che, per mio interesse professionale, ho elaborato e poi mai divulgato.

Per parlare di questo argomento, che immagino interessi a pochi, vi è una ragione in più. Dei nobili Bossi di Azzate, la cui storia si snoda parallelamente a quella del paese stesso, si conosce ben poco.

Eppure la maggior parte delle ville storiche di Azzate, o per lo meno tutte le più antiche, riportano come nome del primo proprietario quello della famiglia Bossi: Villa Bossi-Alemagna-Ferrario, Villa Bossi-Benizzi-Castellani, Villa Bossi Zampolli e Villa Bossi-Riva-Cottalorda, oggetto del mio studio.

Una pergamena, conservata presso l’Archivio Capitolare di S. Vittore a Varese, datata giugno 1173, rappresenta uno dei più antichi documenti che attestano la presenza dei BOSSI ad Azzate. Si tratta di un atto di vendita (carta venditionis) di una vigna. I precedenti proprietari della vigna risultano essere stati Stefano, Corbella e Lanfranco “Bossii de Aciate”.

I Bossi di Azzate vengono indicati come signori del castello e del borgo già nel 1290 e compaiono come “Bossi de Aciate” nell’elenco delle nobili famiglie milanesi contenuto nella Matricula Nobilium di Ottone Visconti (Matricula Nobilium Familiarum Mediolani rogata de anno 1277 sub die 20 Aprilis per Dominum Marchum De Ciochis Mediolani Notarium et Curiae Archiepiscopalis Mediolani Cancellarium).

I paesi di Gazzada, Buguggiate, Azzate, Brunello, Daverio, Crosio, Galliate e Bodio facevano parte della Valle de Bozo o Val Bodia e più tardi Val Bossa che nel 1538 fu assegnata in feudo al senatore giureconsolo di Milano Egidio Bossi (ritratto come committente nella tela di Callisto Piazza, Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria e San Gerolamo, datata 1542 nella parrocchiale di Santa Maria di Azzate).

Callisto Piazza, Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria, San Gerolamo e il committente Egidio Bossi, 1542, Chiesa Parrocchiale di Azzate (olio su tela cm 260x158)

Callisto Piazza, Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, San Gerolamo e il committente Egidio Bossi, 1542, Chiesa Parrocchiale di Azzate (olio su tela cm 260×158)

Grande ricercatore e conoscitore dell’illustre casato dei Bossi è da sempre Giancarlo Vettore che da moltissimi anni studia approfonditamente questa famiglia e alla cui competenza ho fatto ricorso per risalire ai nomi dei personaggi ritratti nella “Galleria dei ritratti” di Villa Bossi-Riva-Cottalorda oggi di proprietà della famiglia Ghiringhelli. Una galleria come questa non poteva essere stata concepita se non come rappresentazione celebrativa della casata, tra mito e realtà, tra personaggi illustri del passato e contemporanei all’epoca di realizzazione della stessa, che ricordiamo essere il settecento.

Sempre basandomi sulla documentazione d’archivio fornitami da Giancarlo Vettore ho ricostruito un po’ la storia della villa, dalla quale vorrei partire.

Ricerca storica villa Bossi-Riva-Cottalorda

oggi di proprietà della fam. Ghiringhelli

Non esiste nessuna fonte scritta che possa testimoniare la data di edificazione di questa villa.

Il primo documento che ne attesta l’esistenza è il “Catasto di Maria Teresa d’Austria” redatto dal 1721 al 1760.

Il proprietario in data 22 gennaio 1732 è  Bossi Don Giovanni Stefano fu Stefano appartenente a quel ramo dei Bossi cosiddetto di Milano per il fatto che aveva delle proprietà anche nella grande città.

Il suddetto Gio. Stefano nasce ad Azzate il 17/1/1679 e ciò fa supporre che anche la famiglia del padre, Gio. Stefano pure lui, abitasse ad Azzate (è attestato anche in un documento del 1679) nella medesima Villa.

Inoltre importante è anche il documento stipulato da un pittore in data 24 giugno 1770 che qui riportiamo:

“Attesto io infrascritto anche con mio particolare giuramento di essermi portato così chiamato  oggi giorno 24 giugno 1770 in Azzate pieve di Varese nella casa grande da stabile di abitazione degli illustrissimi signori Antonio Bossi, Francesco Bossi fisico collegiato di Milano, Giovanni Battista Bossi dottore collegiato, giudice attuale al segno del Gallo e quindi a loro richiesta d’aver copiato l’arma nel salone inferiore della quale ne l’ho fatta la qui sopra dipinta copia tale e quale resta espressa in detto salone dipinto con soffitto antico circa l’anno 1607 tutto a figure all’intorno del fregio rappresentanti le quattro stagioni dell’anno intrecciato da scudi d’ornamenti militari e detto soffitto è fatto a stellette, pittura a mio giudizio del vecchio Zaviati.

Quest’arma è uguale all’altra che vedo in detta casa nella galleria inferiore dei ritratti posta sul quadro rappresentante Gio. Stefano Bossi seniore e di altra arma di pietra posta sulla porta di detta casa.

E per essere tale la pura verità ho firmato la presente avanti il signor notaio e causidico collegiato dottor Bartolomeo Isella e degli infrascritti testimoni: Gio. Antonio Caimo, prete Ignazio Andreoli, Pietro Cotta.”

Come si può vedere questo pittore parla di un soffitto dipinto circa l’anno 1607.

Quindi la villa in quel periodo era già importante dimora nobiliare se venivano eseguite pitture di questo calibro. Probabilmente era abitata dal nonno di quel Gio. Stefano nominato nel Catasto Teresiano, il nobile Carlo Antonio, del quale è pure documentato che abitasse sia a Milano che ad Azzate.

Se nei primi anni del ‘600 la villa già esisteva se ne deve supporre l’edificazione perlomeno nel tardo ‘500.

Ma il XVI secolo non fu particolarmente propizio allo sviluppo edilizio.

Anzi, le famiglie più ricche cercavano di non esporsi particolarmente per non dover affrontare dazi e tassazioni del governo spagnolo, che dominava il territorio.

Inoltre la Riforma Cattolica di Carlo e Federico Borromeo aveva sollecitato il popolo a una vita più rigorosa orientando gli investimenti verso la realizzazione di strutture pubbliche, specialmente a carattere religioso (nel varesotto gli sforzi collettivi furono incanalati alla realizzazione del Sacro Monte e delle sue Cappelle).

I mappali del Catasto Teresiano ci mostrano come l’attuale Villa Ghiringhelli fosse caratterizzata da un cortile interno direttamente collegato verso l’esterno e cioè ai terreni di proprietà posti alle spalle della Villa (il mappale n. 840 è accatastato come “casa di propria abitazione”) alla cui struttura sono collegati, a definirne lo spazio, gli edifici rurali e le case dei contadini (mappale n. 841 accatastato come “casa da massaro”).

Catasto Teresiano, particolare del borgo di Azzate.

Catasto Teresiano, particolare del borgo di Azzate.

Era questa la specifica tipologia della villa quattrocentesca nata dalla trasformazione di case forti di origine difensiva. Si può inoltre supporre l’esistenza di un edificio in loco a difesa del vecchio borgo anche per la posizione strategica che volge lo sguardo su tutta la valle.

In base a queste considerazioni possiamo supporre che l’attuale Villa Ghiringhelli fosse edificata nel XV sec., o anche prima, senza escluderne possibili ampliamenti e ristrutturazioni nei secoli a seguire.

Ma quale ramo dei Bossi vi risiedeva?

Come avevamo già più sopra stabilito, nei primi anni del 1600 abitava nella Villa il nobile Carlo Antonio Bossi che nel 1612 sposa donna Bianca Bossi.

Dall’albero genealogico qui riportato entrambi gli sposi discendono dal tal Beltramino Bossi che nel 1393 abita in Azzate.

Alberi Genealogici delle Case Nobili di Milano, Bossi di Azzate

Alberi Genealogici delle Case Nobili di Milano, Bossi di Azzate

Donna Bianca però pare provenire da Milano dove il padre Gio. Stefano e i fratelli di lui risiedono.

Gli ascendenti invece del ramo che da Carlo Antonio sale al Beltramino sono documentati come abitanti ad Azzate. Ciò fa supporre che forse tutti avevano dimora nella villa ed è facile immaginare che vi apportarono modifiche nei secoli aggiornandola al gusto dei tempi e alle esigenze familiari.

Gio. Stefano Bossi, proprietario nel 1732, cede il sito il 4 gennaio 1774 ai figli Bossi Fisico Collegiato Don Antonio Francesco e fratello (Giovanni Battista) a cui passa l’intera proprietà il 30 giugno 1796. Unica erede di quest’ultimo è Bianca Bossi, già sposata con Pietro Riva quando il 5 luglio 1797 le viene ceduto l’intero complesso.

E da qui la villa diviene proprietà della famiglia Riva che da Pietro passa al figlio Giovanni Battista (4 agosto 1825) e in seguito all’erede Claudio (2 aprile 1872).

Dopo diversi passaggi e suddivisioni ai figli del fu Claudio Riva il sito viene ceduto il 23 marzo 1905 a Riva Nobile Angiola ormai vedova di Carlo Felice Cottalorda; in seguito ne divennero proprietarie le figlie Giacinta Daria e Valentina Cottalorda.

A questo punto il complesso viene acquistato dalla famiglia Ghiringhelli di Azzate.

I personaggi della “Galleria dei ritratti”

Originariamente ogni personaggio ritratto nella galleria di Villa Bossi-Riva-Cottalorda poteva essere identificato dalla scritta dipinta sul finto basamento, oggi purtroppo diventata illeggibile.

Basamento dei personaggi dipinti

Basamento dei personaggi dipinti

Ciò che possiamo fare è dedurre solo alcune dello loro identità, in base alle attinenze ricavate dalle scarse notizie d’archivio che possediamo nella speranza che in un futuro qualcuno con maggiori competenze e nuova approfondita documentazione, ripartendo da qui, possa con più precisione specificare l’appartenenza di questi illustri ritratti.

Perché una casata nobiliare si potesse dir tale doveva annoverare tra i suoi avi almeno una figura di santo per rafforzare l’antica convinzione secondo cui la santità conferisce una nobiltà più grande rispetto alla nascita.

Nemmeno i nobili Bossi si sottrassero all’invitante richiamo di aver dato i natali a grandi esponenti della chiesa antica tanto da aprire nel secolo XVII un’accanita contesa con i Bensi di Como per aggiudicare alla famiglia S. Benigno, Vescovo di Milano del secolo V, giudicata dalla Corte di Roma in favore dei Bossi, per un suggello (un sigillo di ferro antichissimo recante per insegna il bue con inciso BEN.US BOSS. EPISC. MED – Benignus Bossius Episcopus Mediolanensis-) già rinvenuto nel 1582 entro l’urna del presule, seppellito nella chiesa di S. Simpliciano, quando S. Carlo Borromeo ne riconobbe le ceneri.

Le notizie più antiche su S. Benigno Bossi (465­~) ci sono date da una composizione in versi di Ennodio, vescovo e scrittore di Pavia all’inizio del VI secolo. Essa suona così: “S. Benigno mise a disposizione il suo cuore nel vegliare il Signore sul far del giorno e ringraziò l’Altissimo di averlo creato. Così il Signore grande volle riempirlo di intelligenza. Mise da parte il linguaggio della sua sapienza ed essa non si cancellerà nei secoli. Non svanirà la sua memoria e il suo nome verrà ricordato di generazione in generazione”.

Un altro vescovo, Ansperto (arcivescovo di Milano dall’868 all’881), fu ritenuto appartenere  alla casata dei Bossi. Diversamente dal primo, di questo vescovo si hanno notizie più dettagliate della sua vita,  apparteneva alla famiglia Bossi di Biassono. L’Enciclopedia Treccani lo definisce “di nobile famiglia del contado milanese” senza specificare oltre.

Come S. Anspertus Bossius Archiepisc – Mediol venne ritratto da Isidoro Bianchi nel 1646, probabilmente incaricato da qualche autorevole membro della famiglia Bossi, nella Cappella del Crocifisso della Chiesa parrocchiale di S. Maria Nascente di Azzate (VA). E accanto a lui si trova dipinto anche S. Benignus Bossius Archiepisc – Mediol.

Chiesa Parrocchiale di Azzate (VA), Cappella del Crocifisso, S. Ansperto, Isidoro Bianchi, 1646

Chiesa Parrocchiale di Azzate (VA), Cappella del Crocifisso, Ansperto, Isidoro Bianchi, 1646

Chiesa Parrocchiale di Azzate (VA), Cappella del Crocifisso, S. Benigno, Isidoro Bianchi, 1646

Chiesa Parrocchiale di Azzate (VA), Cappella del Crocifisso, S. Benigno, Isidoro Bianchi, 1646

La presenza accertata di questi santi vescovi ci diede la possibilità di confrontarli con due ecclesiastici dipinti nella “Galleria dei ritratti” di villa Bossi-Riva-Cottalorda in Azzate.

Sorprendentemente essi risultano identici nella posa, anche se capovolta, e non possono essere identificati se non come il vescovo Ansperto e S. Benigno Bossi. L’artista quindi che dipinse i ritratti della galleria li copiò da quelli più antichi del Bianchi, mantenendo la posa come tratto riconoscitivo.

Dopo il discialbo

Vescovo Benigno (a sinistra) e Ansperto (a destra)

Un altro ecclesiastico è raffigurato sulla parete finestrata del lato ovest della galleria.

Nel libro Azzate vicende storico-ecclesiali scritto da G.M. Vazzoler e pubblicato nel 1996 questo personaggio viene identificato come il vescovo Francesco Bossi, figlio minore del famoso Egidio (feudatario della Val Bodia senatore ed illustre giurista) nato agli inizi del XVI sec. e morto a Novara il 18 settembre 1584. L’autore non fa cenno sulle fonti di tale identificazione. Vero è che nella parrocchiale di Azzate si conserva un reliquario contenente il dito di Sant’Andrea citato nella visita pastorale di Mons. Seneca del 1581 come dono di Francesco Bossi, vescovo di Novara. Mi sembrerebbe comunque un collegamento un po’ debole, benché l’importanza del vescovo non può lasciare indifferenti. Allo stesso modo non possiamo tralasciare la possibilità che sia raffigurato l’Ill.mo Luigi, (1565- 1630) canonico ordinario della chiesa metropolitana di Milano, protonotaio apostolico (titolare di una carica onorifica papale e di altri particolari diritti onorifici) e dottore in Sacra Teologia. Risulta l’antenato più prossimo della famiglia, proprietaria dell’immobile in oggetto, che intraprese una carriera religiosa di prestigio. A mio avviso mi paiono titoli più che sufficienti per essere devotamente ricordato come importante membro della famiglia e ivi effigiato.

Dopo il discialbo

Luigi Bossi

Gli altri personaggi si suddividono in due categorie per le fogge dei loro abiti. Una decisamente settecentesca e un’altra a cavallo tra XVI e XVII secolo.

Tra i personaggi settecenteschi non possiamo che immaginare gli stessi committenti della galleria, proprietari dell’immobile, che risultano essere, dallo scritto del pittore sopra riportato, ….illustrissimi signori Antonio Bossi, Francesco Bossi fisico collegiato di Milano, Giovanni Battista Bossi dottore collegiato, giudice attuale al segno del Gallo……

I fratelli proprietari erano a quei tempi solo due, Giovanni Battista Bossi giureconsulto e Antonio Francesco Bossi fisico collegiato. Non possiamo escludere che il pittore possa essersi confuso individuando in Antonio e Francesco due persone distinte quando invece era una sola.

I tre personaggi in abiti settecenteschi devono rappresentare quindi il padre, Gio Stefano, (nato ad Azzate 17.01.1679 e morto sempre ad Azzate il 17.12.1757) probabile primo committente dell’opera stessa, e i figli Gio Battista e Antonio Francesco i quali ricevettero in eredità la proprietà nel 1774 forse a seguito della scomparsa della madre, notizia però che non possiamo confermare per  mancanza di dati precisi.

18

25

0

Un personaggio facilmente identificabile è Gio. Antonio Bossi. In quanto Cavaliere Ordinario di S. Stefano nel 1594 è raffigurato in armi con il simbolo dell’ordine, croce rossa a otto punte, disegnata sul petto.

Stefano

Gio. Antonio Bossi Cavaliere Ordinario di S. Stefano

Altri cinque personaggi si presentano abbigliati con vesti decisamente più antiche a cavallo tra cinque e seicento. Tra questi deve esserci il nobile Gio. Stefano Bossi nato (1594-1635) dei XII di Provvisione di Milano, abitante in Milano, fratello dei già citati Gio Antonio, cavaliere di Santo Stefano, e dell’Ill.mo Luigi, canonico ordinario. Ma con precisione purtroppo non siamo in grado di verificarlo così come ci è impossibile stabilire l’identità degli altri.

Antonio

boh

Infine molto particolari sono i ritratti di questi due ultimi personaggi. Si distinguono per l’aspetto degli abiti che indossano ma anche per la barba non particolarmente curata. Andando a ritroso nell’albero genealogico dei Bossi di Azzate tratto da “Alberi Genealogici delle Nobili Famiglie di Milano” troviamo dalla fine del XIV a tutto il XV sec. una serie di personaggi ai quali viene attribuita l’investitura di decurione. Tra di loro ci sono i personaggi raffigurati ma non abbiamo abbastanza notizie per affermarlo con precisione.

Dopo il discialbo

Dopo il discialbo

10

Alla fine di questo percorso mi rendo conto che i vuoti sono veramente tanti; ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Paola Mangano Nicora

Annunci