Affresco, cap.VII – Il libro dell’arte di Cennino Cennini

Non ci si può sottrarre dalla lettura de “Il Libro Dell’Arte” di Cennino Cennini se si vuol intraprendere un qual si voglia studio sulle tecniche pittoriche usate in passato e ancor di più se si ambisce ad imparare a dipingere ad affresco.

La mia copia del Libro dell'Arte di Cennino Cennini edizione Neri Pozza 1971.

La mia copia del Libro dell’Arte di Cennino Cennini edizione Neri Pozza 1971.

Sulla vita di Cennino Cennini non conosciamo granché; di lui ci restano solo i brevissimi cenni autobiografici che si trovano sparsi nel Libro dell’arte e le scarne notizie riferite dal Vasari nella vita di Agnolo Gaddi. A ciò vanno aggiunte altre poche informazioni raccolte dai fratelli Milanesi (Gaetano e Carlo che nel 1850 curarono la ristampa del trattato di pittura “Il Libro dell’arte, o Trattato della pittura di Cennino Cennini, di nuovo pubblicato con molte correzioni e coll’aggiunta di più capitoli tratti dai codici fiorentini per cura di Gaetano e Carlo Milanesi”) recuperate in due documenti dell’Archivio Centrale di Stato di Firenze.

Dall’insieme di queste informazioni si è ricavato che Cennino nacque a Colle Valdelsa, in quella che è oggi la provincia di Siena, in una data non precisa e che fu per 12 anni allievo di Agnolo Gaddi, dal quale apprese l’arte e la tecnica dei giotteschi. Considerando quindi che il Gaddi morì nel 1396 e che l’unica data documentata di Cennino risale al 1398 quando egli si trovava a Padova e dimorava nella contrada S. Pietro con la moglie, donna Ricca figlia di ser Francesco Valaruchino della Ricca, possiamo dedurre che la sua nascita si dovrebbe attestare tra il 1360 e il 1370 considerando che a bottega si andava molto giovani, spesso prima dei 14 anni.

Agnolo Gaddi · Leggenda della Vera Croce · 1380-90 · Cappella Maggiore di Santa Croce · Firenze

Agnolo Gaddi · Leggenda della Vera Croce · 1380-90 · Affresco – Cappella Maggiore di Santa Croce · Firenze

A Padova fu pittore di famiglia presso il nobile signore Francesco da Carrara ed è con ogni probabilità in questo luogo che compose il Libro dell’Arte come farebbe supporre il linguaggio usato infarcito di vocaboli e di modi di dire tipici del dialetto veneto.

Del Cennini si dice fosse un modesto pittore e lui stesso si descrive all’interno del suo trattato “piccolo membro esercitante nell’arte di dipintorìa”. Non ci è dato di sapere se le sue parole corrispondono a realtà o se invece si tratti di falsa modestia in quanto non ci è pervenuta nessuna sua opera certa. Il Vasari cita una Madonna e santi sotto la loggia dell’ospedale di S. Bonifacio, ancora ben conservata ai suoi tempi, che nel 1787 fu trasportata su tela in seguito al rifacimento dell’ospedale voluto da Pietro Leopoldo. L’affresco è stato identificato in un pezzo, ora pressoché illeggibile, in deposito presso le Gallerie fiorentine e presentato alla prima Mostra degli affreschi staccati al Forte del Belvedere (Firenze 1957; cfr. catal. pp. 28 s.); tuttavia U. Procacci (cfr. Boskovits, 1973) non crede che si tratti della Madonna citata dal Vasari che egli considera perduta.

Comunque, la fama di Cennino, resta oggi affidata al suo Libro dell’Arte, il più famoso trattato sulle tecniche artistiche che ci sia stato tramandato sorpassando i limiti della precedente trattatistica medioevale, (Schedula diversarum artium del monaco Theophilus, sec. XII – Hermeneia del monaco Dionigi, sec. XIV – De coloribus faciendis di Pietro di S. Omer, sec. XIII – De coloribus diversis di Alcherius, 1398) che era rivolta unicamente all’insegnamento pratico e dalla quale certamente il Cennini estrapolò informazioni, se non direttamente, almeno attraverso la tradizione orale. Sì, perché infine il Libro dell’Arte non è solo un preziosissimo scrigno di segreti di bottega e di risultati tecnici sin a quel momento acquisiti; è al contempo il manifesto di un uomo nuovo che si sta proiettando verso il rinascimento, a cui vengono in aiuto la conoscenza e la scienza, strumenti pari al pennello e al colore per mettere a frutto la propria fantasia. Nell’elogio della fantasia si definisce il nucleo centrale della sua poetica. La fantasia come capacità propria dell’artista di rappresentare cose irreali come se fossero reali, per raggiungere, poi, uno stile proprio, la conquista di una propria intima espressività. Si anticipa così il concetto di maniera, ossia di modo inteso come stile particolare proprio di ogni artista. Allo stile l’artista arriva attraverso un duplice percorso: la necessaria pratica di bottega presso un maestro e l’osservazione diretta della realtà naturale. Entrambi i percorsi si fondano e si affermano con la pratica del disegno, che non è quello a semplice contorno proprio della pratica bizantina o romanica, ma quello chiaroscurale specifico della tradizione giottesca. La pratica del disegno intesa come creazione del rilievo plastico secondo la ragione della luce, timone e guida di questo impianto creativo, visione di base in cui si integra organicamente la successiva operazione di stesura cromatica. Cennino Cennini può dunque definirsi l’anello di collegamento che trasfonde nello spirito tardo-medioevale idee che poi saranno il punto di partenza per la cultura e lo spirito dell’età rinascimentale.

I capitoli forse più celebri del Libro dell’Arte sono quelli ove si tratta del dipingere ad affresco, ancor oggi la più esauriente e particolareggiata descrizione della tecnica che da Firenze si sparse ovunque nel corso del XIV secolo e che Cennino Cennini ci descrive sulla scorta delle personali esperienze fatte nella bottega di Agnolo Gaddi. Quale miglior punto di riferimento quindi per il nostro percorso?

Paola Mangano

Mauro Nicora - Madonna dell'Assunzione cartone preparatorio a carboncino per la realizzazione di un dipinto all'interno di una chiesa, come tradizione insegna.

Mauro Nicora – Madonna dell’Assunzione cartone preparatorio a carboncino per la realizzazione di un dipinto all’interno di una chiesa, come tradizione insegna.

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