Egidio Nicora e i restauri della Chiesa di Azzate

Biglietto da visita di Egidio Nicora - Notare che a quei tempi Azzate era in provincia di Como.

Biglietto da visita di Egidio Nicora – Notare che a quei tempi Azzate era in provincia di Como.

Innanzitutto vorrei dire due parole, sulla figura di Egidio Nicora,  per lo meno per quanto riguarda ciò ha realizzato all’interno di questa chiesa.

Egidio Nicora (1883-1939)

Egidio Nicora (1883-1939)

Nato nel 1883 Egidio Nicora, che ricordo essere nonno di Mauro Nicora, fu artista di talento pressoché sconosciuto, ricordato più che altro per essere l’autore del quadro ad olio che raffigura il paese di Azzate nel 1914, anno per l’appunto in cui fu dipinto e ancora conservato nell’abitazione che costruì e che appartiene alla famiglia Nicora in viale Zocchi, proprio qui ad Azzate.

Egidio Nicora con la moglie Erminia e la primogenita Rita

Egidio Nicora con la moglie Erminia e la primogenita Rita

Ma Egidio fu molto di più che un pittore.  In un’epoca in cui si andava pian piano perdendo la pratica del mestiere così come era concepita dalle accademie d’arte e dalle figure che da essa ne uscivano, Egidio Nicora incarnava in sé un artista completo in grado non solo di dipingere ma anche di progettare opere di grande complessità.

Egidio Nicora e la sua squadra di collaboratori. Il cantiere in cui sono stati fotografati potrebbe essere quello della Chiesa  di Azzate e quindi a ridosso del 1926.

Egidio Nicora e la sua squadra di collaboratori. Il cantiere in cui sono stati fotografati potrebbe essere quello della Chiesa di Azzate e quindi a ridosso del 1926.

Fu quindi anche esperto quadraturista e ornatista,  che per intenderci erano quei pittori specializzati nella pittura murale a prospettive per aumentare gli inganni dello spazio in un’abbondanza inaudita di finte architetture e di lumeggiature d’oro.

Particolare delle decorazioni della chiesa di Santa Maria Nascente ad Azzate

Particolare delle decorazioni della chiesa di Santa Maria Nascente ad Azzate

Ma non solo;  doveva conoscere bene anche le simbologie cristiane per poterle inserire ad hoc nelle sue elaborate e ambiziose progettazioni che si possono ammirare in questo specifico contesto di decorazione in stile neogotico.

Interno della chiesa di Santa Maria Nascente ad Azzate

Interno della chiesa di Santa Maria Nascente ad Azzate

Mi riferisco per esempio alla scelta dei pavoni dipinti nei pennacchi delle volte della navata maggiore.

Pavoni sui pennacchi della navata maggiore

Pavoni sui pennacchi della navata maggiore

Questo uccello rappresenta nella tradizione cristiana la ruota solare traducibile come liberazione dalle condizioni terrene con conseguente passaggio ad uno stato spirituale correlativo.
La coda del pavone è inoltre evocatrice della volta celeste. Ed infatti Egidio Nicora, dallo spiegamento della coda del pavone, dipinge sulle volte il cielo stellato.

Dipinto con palme e girasoli posto dietro all'altare

Dipinto con palme e girasoli posto dietro all’altare

Un’altra allegoria si legge nel dipinto posto dietro l’altare raffigurante palme e girasoli.
L’insieme dei simboli qui rappresentati evoca decisamente il culto della Vergine.
Innanzitutto la palma, attributo dell’Immacolata Concezione, (concepimento di Maria in seno alla madre Anna), ma anche simbolo di castità. L’angelo venuto ad annunciare alla Madonna la sua morte le consegna un ramo di palma.

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E poi i girasoli utilizzati nell’iconografia cristiana per caratterizzare le persone divine e quindi anche la Vergine. Il girasole è anche simbolo dell’inebriamento mistico e della preghiera volgendosi sempre, con manifesta fedeltà, verso la fonte primaria di luce, verso il Signore.
Le pagine aperte che si trovano in questo campo di fiori portano infatti impresse frasi dei Vangeli rivolte a Gesù.

Particolare del dipinto dietro l'altare

Particolare del dipinto dietro l’altare

La cornice che racchiude questo dipinto presenta anch’essa dei simboli religiosi.
Le spighe di grano e l’uva sono particolarmente riferibili all’iconografia della Madonna col Bambino. Insieme rappresentano il pane eucaristico mentre i grappoli d’uva, uno bianco e uno nero, si riferiscono all’episodio riferito da Giovanni (19, 34) del colpo di lancia inferto a Cristo in croce: “e subito ne uscì sangue e acqua”.

Particolare della cornice del dipinto posto dietro l'altare

Particolare della cornice del dipinto posto dietro l’altare

 

Un artista completo quindi Egidio Nicora, nella sua semplicità di uomo umile, vivo nel ricordo di chi l’ha conosciuto che lo descrive mite e bonario.

 

Firma di Egidio Nicora all'interno della parrocchiale di Azzate

Firma di Egidio Nicora all’interno della parrocchiale di Azzate

Quando nel 1926 fu affidato l’incarico a Egidio Nicora, che in quella data aveva 43 anni, di intervenire sulle superfici murarie interne della parrocchiale di Azzate non si aveva una visione del restauro così com’è concepita ai giorni nostri.

Si riconosceva importanza alle scene figurative realizzate ad affresco dagli artisti del passato mentre veniva scarsamente considerato il recupero estetico dell’apparato decorativo che li circondava.

L'interno della Chiesa di Azzate come si presentava prima dei lavori  eseguiti da Egidio Nicora con le decorazioni di metà ottocento, 1853-1854, eseguite da Emilio e Vincenzo De Bernardi su incarico di don Cazzaniga. (Foto del 1908).

L’interno della Chiesa di Azzate come si presentava prima dei lavori eseguiti da Egidio Nicora con le decorazioni di metà ottocento, 1853-1854, eseguite da Emilio e Vincenzo De Bernardi su incarico di don Cazzaniga. (Foto del 1908).

Questa scelta era determinata da diversi fattori.
Innanzitutto a quei tempi era molto forte la figura del pittore/decoratore, artista/artigiano in grado ancora di realizzare progetti e messe in opera di grande valore estetico in linea con i dettami e le impostazioni accademiche.
Vi era inoltre l’ambizione, giustamente comprovata dalle capacità e abilità delle varie professionalità che partecipavano al progetto, artisti, architetti, soprintendenti ecc., di proporre nuovi stili interpretativi più confacenti ai gusti dell’epoca.
Ma credo non vada sottovalutato anche il lato economico che una scelta del genere imponeva. Restaurare richiedeva un impiego in denaro superiore rispetto alla realizzazione ex novo,  tanto più se l’artista incaricato abitava in loco, nel caso specifico Egidio Nicora azzatese di nascita residente oltretutto a due passi dalla chiesa.

Casa Nicora in Viale Zocchi, Azzate

Casa Nicora in Viale Zocchi, Azzate

 Probabilmente influirono spontaneamente tutti questi fattori nell’indirizzare i lavori di recupero e ristrutturazione interna della chiesa di Azzate in quella prima metà del novecento.

 La considerazione odierna del restauro ci porta a visioni e scelte molto diverse rispetto a quelle del passato e anche di fronte a personalità artistiche di grande valore si tende a recuperare e conservare l’esistente in ogni sua forma.

Stato di conservazione

Stato di conservazione

Innanzitutto si parte con un’attenta analisi dello stato di conservazione sia della struttura architettonica che dell’apparato decorativo.
Non avrebbe senso restaurare l’estetica interna in presenza di difetti strutturali o ambientali, come per esempio una copertura ammalorata dalla quale potrebbe infiltrarsi dell’acqua piovana o un eccessiva presenza di umidità di risalita che porterebbero inevitabilmente a un subitaneo successivo deterioramento.

Quindi una volta messo in sicurezza nel suo insieme l’edificio esistente si deve passare alla valutazione dello stato di conservazione delle decorazioni interne.

Stato di conservazione

Stato di conservazione

Per fare ciò ci si avvale di diverse metodologie tra le quali voglio ricordare le analisi di laboratorio. Benché al giorno d’oggi siano in assoluto considerate il primo passo da seguire prima ancora di mettere mano ai lavori di restauro erano in quei primi anni novanta non dico sottovalutate ma sicuramente non ancora percepite come una primaria necessità. Essendo tra l’altro a quei tempi una frontiera d’avanguardia nel campo della conservazione richiedevano una cifra aggiuntiva di spesa di una certa rilevanza e quindi utilizzate per interventi su opere di grande importanza e non particolarmente richieste dalle soprintendenze incaricate.
In questo contesto quindi non furono eseguite analisi di laboratorio per stabilire la tecnica d’esecuzione dei dipinti esistenti né per l’identificazione delle loro patologie di degrado. I soprintendenti si avvalevano sia dell’esperienza propria che di quella dei restauratori incaricati per redigere un programma di restauro adeguato.

Ricerca stratigrafica

Ricerca stratigrafica

Un’operazione propedeutica ai lavori di restauro era, e rimane comunque anche oggi, la ricerca stratigrafica, operazione che fu accuratamente eseguita anche in questo contesto.
Come ricerca stratigrafica intendo quell’intervento di rimozione di una piccola porzione di strato pittorico e d’intonaco retrostante, nell’ordine di poche decine di centimetri, per verificare l’esistenza di eventuali apparati decorativi precedenti all’attuale.

Indagine stratigrafica. All'interno del tassello contornato in bianco riaffiora, sotto lo strato pittorico novecentesco, l'originale decorazione ad affresco del 1646 opera di Isidoro Bianchi

Indagine stratigrafica. All’interno del tassello contornato in bianco riaffiora, sotto lo strato pittorico novecentesco, l’originale decorazione ad affresco del 1646 opera di Isidoro Bianchi

Questa operazione non solo determina le fasi decorative che si sono succedute negli anni, diventando quindi un importante documento interpretativo della storia dell’edificio, ma può anche influire sulle scelte operative in fase di restauro.

In questo caso specifico le ricerche stratigrafiche avevano evidenziato sotto le pitture eseguite da Egidio Nicora l’esistenza della decorazione pittorica ottocentesca.
Nella Cappella dedicata alla Madonna  invece attorno alle scene che raffigurano la vita di Maria sulla volta e attorno ai santi sulle pareti, si scoprì l’esistenza dell’originario impianto decorativo pittorico eseguito ad affresco nella metà del seicento attribuito appunto ad Isidoro Bianchi.

Indagine stratigrafica. All'interno del tassello contornato in bianco riaffiora, sotto lo strato pittorico novecentesco, l'originale decorazione ad affresco del 1646 opera di Isidoro Bianchi

Indagine stratigrafica. All’interno del tassello contornato in bianco riaffiora, sotto lo strato pittorico novecentesco, l’originale decorazione ad affresco del 1646 opera di Isidoro Bianchi

Un’altra clamorosa scoperta fu l’esistenza del dipinto con palme e girasoli posto nella nicchia dietro l’altare che era stato oscurato completamente da una ridipintura grigiastra negli anni sessanta del novecento.

Particolare del dipinto dietro l'altare prima del discialbo. Si noti la coloritura grigiastra che nascondeva il dipinto.

Particolare del dipinto dietro l’altare prima del discialbo. Si noti la coloritura grigiastra che nascondeva il dipinto.

Particolare del dipinto dietro l'altare dopo il discialbo cioè dopo aver rimosso la coloritura grigiastra che nascondeva il dipinto.

Particolare del dipinto dietro l’altare dopo il discialbo cioè dopo aver rimosso la coloritura grigiastra che nascondeva il dipinto.

Metodologia di restauro

Passiamo ora a descrivere le operazioni di restauro eseguite nel 1994 da Mauro Nicora sulle superfici dell’abside, del presbiterio, della Cappella della Madonna e della navata laterale sinistra:

A) Queste prime analisi portarono alla decisione, in accordo con la soprintendenza incaricata, di restaurare le decorazioni pittoriche eseguite dal Nicora sulle superfici dell’abside, del presbiterio e della navata sinistra anche perché l’apparato sottostante ottocentesco risultava essere molto rovinato.

Particolare della volta dell'abside.

Particolare della volta dell’abside.

Queste decorazioni novecentesche non furono eseguite ad affresco ma a tempera a colla di pesce per le parti alte mentre i finti marmi che si snodano dalla trabeazione in giù furono eseguiti ad olio.

Finti marmi che si snodano dalla trabeazione in giù  eseguiti ad olio.

Finti marmi che si snodano dalla trabeazione in giù eseguiti ad olio

B)  Quando iniziammo i lavori di restauro lo stato di conservazione  in cui si trovava era caratterizzato da un diffuso strato di sporcizia, particellato atmosferico accumulatosi per gravità, nero fumo causato dall’uso delle candele.

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Inoltre si riscontrarono sollevamenti e distacchi della pellicola pittorica.

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Lo stato di degrado interessava soprattutto le superfici inferiori dove l’umidità di risalita aveva provocato il sollevamento del colore e la sua inevitabile caduta.

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

Stato di conservazione prima dei restauri (particolare)

C) Tecnicamente parlando l’intervento di restauro delle tempere è iniziato con la messa in sicurezza delle porzioni che rischiavano di cadere, operazione che si compie iniettando per esempio malte desalinizzate, e con la successiva pulitura dell’intera superficie, in questo caso consistente semplicemente nell’utilizzo di blandi sistemi meccanici (aspiratori e spazzole in fibra vegetale).

Operazione di consolidamento.

Operazione di consolidamento.

Successivamente sono state eseguite tutte le stuccature delle crepe e delle porzioni mancanti.

Il restauro pittorico delle tempere è stato concepito come passaggio dallo stadio di indeterminatezza formale della macchia visibile alla ridefinizione dell’apparato decorativo. Per far ciò si è proceduto ad una velatura di colore sulle parti abrase e al totale rifacimento delle lacune mediante l’uso di colori in polvere e resine acriliche.  Vediamo qui un particolare di prima e dopo.

Prima del restauro

Prima del restauro (particolare)

Dopo il restauro

Dopo il restauro (particolare)

D) Il dipinto con palme e girasoli collocato nella nicchia dietro l’altare è stato portato alla luce rimuovendo tutta la ridipintura grigiastra che lo copriva completamente,  successivamente pulito con l’impiego di una soluzione molto diluita di carbonato d’Ammonio e acqua distillata previa velinatura con carta giapponese, stuccato e integrato pittoricamente.

Nicchia dietro l'altare dopo il discialbo.

Nicchia dietro l’altare dopo il discialbo.

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Nicchia dietro l’altare dopo il restauro.

E) Sulle rimanenti superfici ad olio si è intervenuti con il restauro dei finti marmi esistenti e il rifacimento totale degli intonaci aggrediti da umidità di risalita con conseguente reintegrazione pittorico come l’originale.
Ricordo che completamente ricostruita è stata la prima campata della navata laterale sinistra che era andata perduta ormai da anni.

Finti marmi delle pareti prima del restauro.

Finti marmi delle pareti prima del restauro.

Finti marmi delle pareti dopo il restauro.

Finti marmi delle pareti dopo il restauro.

Finti marmi delle pareti prima del restauro.

Finti marmi delle pareti prima del restauro.

Finti marmi delle pareti dopo il restauro.

Finti marmi delle pareti dopo il restauro.

F) Un discorso a parte è stato invece affrontato per la cappella della Madonna. In questo specifico caso discialbare,  cioè asportare lo strato pittorico novecentesco, opera di Egidio Nicora, significava portare alla luce le cromie e i decori concepiti da Isidoro Bianchi a metà del XVII secolo come parte integrante dell’originale progetto di decorazione della Cappella.

Cappella della Madonna. Durante il discialbo delle decorazioni del novecento. Riaffiora l'apparato decorativo ad affresco di Isidoro Bianchi.

Cappella della Madonna. Durante il discialbo delle decorazioni del novecento. Riaffiora l’apparato decorativo ad affresco di Isidoro Bianchi.

Cappella della Madonna. Durante il discialbo delle decorazioni del novecento. Riaffiora l'apparato decorativo ad affresco di Isidoro Bianchi.

Cappella della Madonna. Durante il discialbo delle decorazioni del novecento. Riaffiora l’apparato decorativo ad affresco di Isidoro Bianchi.

Vediamo qui alcuni prima e dopo discialbo e a restauro ultimato.

Sott'arco Cappella della Madonna. Prima del restauro con le decorazioni del novecento.

Sott’arco Cappella della Madonna. Prima del restauro con le decorazioni del novecento.

Sott'arco Cappella della Madonna. Dopo il restauro

Sott’arco Cappella della Madonna. Dopo il restauro

Volata della Cappella della Madonna. Prima del restauro con le decorazioni del novecento.

Volata della Cappella della Madonna. Prima del restauro con le decorazioni del novecento.

Volata della Cappella della Madonna. Dopo il restauro.

Volata della Cappella della Madonna. Dopo il restauro.

Volata della Cappella della Madonna. Dopo il restauro.

Volata della Cappella della Madonna. Dopo il restauro.

Si trattava quindi di un recupero estetico di grande importanza per l’inserimento delle scene figurate che rappresentano la vita di Maria nell’ambiente prospettico a cui erano state destinate, restituendo quindi al visitatore non solo una maggior leggibilità delle singole figure ma anche l’armonia estetica e storica di tutta la Cappella.

Si è provveduto alla rimozione delle ridipinture novecentesche su quasi tutta la superficie della Cappella (anche degli stucchi), laddove coprivano l’originale seicentesco.

Cappella della Madonna. Particolare degli stucchi dorati durante il discialbo.

Cappella della Madonna. Particolare degli stucchi dorati durante il discialbo.

Si è ritenuto opportuno non intervenire nella parte alta della parete sopra l’altare dove le indagini stratigrafiche non avevano evidenziato decorazioni sottostanti. Molto probabilmente tutta questa parete fu aggiunta nell’ottocento per fare spazio all’altare.

Le decorazioni novecentesche non discialbate sulla parete dell'altare  della Cappella della Madonna.

Le decorazioni novecentesche non discialbate sulla parete dell’altare della Cappella della Madonna.

Le decorazioni novecentesche non discialbate sulla parete dell'altare  della Cappella della Madonna.

Le decorazioni novecentesche non discialbate sulla parete dell’altare della Cappella della Madonna.

La rimozione dello scialbo e delle vecchie stuccature è stata eseguita mediante azione meccanica, con l’ausilio di bisturi.

Dopo piccoli saggi di prova per valutare la resistenza della pellicola pittorica  e la durata di permanenza dell’impacco sulla superficie, si è dato inizio all’operazione di pulitura delle superfici  con impacchi di pasta di cellulosa satura d’acqua distillata e carbonato d’ammonio.

Cappella della Madonna. Saggio di prova di pulitura sugli affreschi della volta opera di Isidoro Bianchi (1646)

Cappella della Madonna. Saggio di prova di pulitura sugli affreschi della volta opera di Isidoro Bianchi (1646)

Cappella della Madonna. Saggio di prova di pulitura sugli affreschi della volta opera di Isidoro Bianchi (1646). Assunzione di Maria in cielo.

Cappella della Madonna. Saggio di prova di pulitura sugli affreschi della volta opera di Isidoro Bianchi (1646). Assunzione di Maria in cielo.

Cappella della Madonna.  Operazione di pulitura degli affreschi della volta opera di Isidoro Bianchi (1646)

Cappella della Madonna. Operazione di pulitura degli affreschi della volta opera di Isidoro Bianchi (1646)

Vediamo un esempio di prima  e dopo la pulitura eseguito sull’affresco raffigurante la Natività di Maria.

Cappella della Madonna. Natività di Maria (Isidoro Bianchi 1646). Prima dei restauri.

Cappella della Madonna. Natività di Maria (Isidoro Bianchi 1646). Prima dei restauri.

Cappella della Madonna. Natività di Maria (Isidoro Bianchi 1646). Dopo la pulitura

Cappella della Madonna. Natività di Maria (Isidoro Bianchi 1646). Dopo la pulitura

Quest’ultima immagine invece rappresenta l’affresco a restauro ultimato dopo l’intervento di integrazione pittorica.

Cappella della Madonna. Natività di Maria (Isidoro Bianchi 1646). Dopo i restauri.

Cappella della Madonna. Natività di Maria (Isidoro Bianchi 1646). Dopo i restauri.

Sono stati eseguiti due interventi di reintegrazione pittorica sulle piccole e grandi lacune.

Il primo ha riguardato gli affreschi con figure dei Santi  e quelli sulla volta rappresentanti la vita di Maria che sono stati trattati con tecnica a “rigatino” con l’utilizzo di colori ad acquarello.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646). San Francesco prima dei restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646). San Francesco prima dei restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646). San Francesco dopo i restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646). San Francesco dopo i restauri.

 

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646). San Giovanni Battista  prima dei restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646). San Giovanni Battista prima dei restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646). San Francesco dopo i restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646). San Francesco dopo i restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646). Volta. Assunzione di Maria. prima dei restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646). Volta. Assunzione di Maria. prima dei restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646). Volta. Assunzione di Maria dopo i restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646). Volta. Assunzione di Maria dopo i restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646) Presentazione di Maria al Tempio prima dei restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646) Presentazione di Maria al Tempio prima dei restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646) Presentazione di Maria al Tempio dopo i  restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646) Presentazione di Maria al Tempio dopo i restauri.

Il secondo intervento è stato eseguito sulle restanti superfici della Cappella utilizzando calce e pigmenti in polvere per affresco stesi con tecnica a “Velatura”.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646) Volta durante i  restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646) Volta durante i restauri.

Cappella della Madonna.  (Isidoro Bianchi 1646) Volta durante i  restauri.

Cappella della Madonna. (Isidoro Bianchi 1646) Volta durante i restauri.

Cappella della Madonna.   Parete dell'altare. Decorazione ad affresco di metà ottocento prima dei restauri.

Cappella della Madonna. Parete dell’altare. Decorazione ad affresco di metà ottocento prima dei restauri.

Cappella della Madonna.   Parete dell'altare. Decorazione ad affresco di metà ottocento dopo i restauri.

Cappella della Madonna. Parete dell’altare. Decorazione ad affresco di metà ottocento dopo i restauri.

Cappella della Madonna.   Volta dopo i restauri.

Cappella della Madonna. Volta dopo i restauri.

 

Mauro Nicora. Chiesa di Azzate. Acquarello 20x30.  Settembre 2014.

Mauro Nicora. Chiesa di Azzate. Acquarello 20×30. Settembre 2014.

Paola Mangano

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