Affresco cap.X – “Introduzione di Giorgio Vasari, pittore aretino, alle tre arti del disegno cioè architettura, scultura e pittura”

Trascurata dagli studi storico artistici, l’introduzione alle Vite di Vasari, pubblicata per la prima volta com’è noto nel 1550, ha subito una fortuna separata rispetto all’opera di cui fa parte benché il suo valore di complemento fosse ritenuto dallo stesso autore indispensabile per una corretta lettura delle biografie a seguire. E a questa parte preliminare Vasari si riferisce più volte durante la narrazione della sua opera con il termine “parte teorica” e “capitoli delle teorie” o “Teoriche” anche se di fatto essa contiene fondamentali trattazioni di carattere tecnico senza tuttavia trascurare discussioni estetiche sul carattere generale delle arti e dei principi che le regolano.

Autoritratto inciso di Giorgio Vasari sul frontespizio della prima edizione delle "Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori", 1550.

Autoritratto inciso di Giorgio Vasari sul frontespizio della prima edizione delle “Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori”, 1550.

Non dobbiamo però pensare all’Introduzione vasariana come a un trattato di tecniche artistiche come lo fu per esempio quello di Cennino Cennini. In realtà in questo testo furono tralasciate le indicazioni più elementari come se date per scontate e ritenute da una parte superflue per gli artisti, dall’altra di scarso interesse per i non addetti ai lavori.

Per come sono formulate le “Teoriche” appaiono più come frutto di una costruzione non programmata; un insieme di annotazioni occasionali e particolari di carattere generale. Probabilmente Vasari non ebbe modo di consultare il Libro dell’Arte del Cennini quando pubblicò per la prima volta le sue Vite, come testimoniato in una lettera del febbraio 1564 inviatagli da Vincenzio Borghini: “..Ebbi il libro del Cennino iersera a tre ore; et inanzi dormissi, ne lessi un due terzi e stamani il resto: È buon vecchio e dice di belle cose antiche.” anche se di tale scritto doveva essere a conoscenza.
Il manoscritto originale del Cennini è andato perduto. La prima edizione a stampa, risalente al 1821 (a cura di Giuseppe Tambroni), si basa su due delle quattro copie manoscritte esistenti (1).

Copie che differiscono tra di loro per omissioni o aggiunte di non verificabile incidenza. Vasari dovette quindi confrontarsi con l’opera di Cennino attraverso una di queste copie ma non c’è ragione di credere che sentì la necessità di rifarsi ad essa per la stesura della sua Introduzione. Da una parte è probabile che considerasse certe annotazioni superficiali o obsolete per gli usi del tempo così come dovevano apparirgli ingenue e acerbe le opere dei pittori giotteschi. Tuttavia Vasari nella sua prima edizione delle Vite traccia un ritratto di Cennino Cennini poi completamente eliminato nella seconda edizione.

“Imparò dal medesimo Agnolo la pittura Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa, il quale come affezionatissimo all’arte scrisse in un libro di sua mano i modi di lavorare a fresco, a tempera, a colla, ed a gomma: ed inoltre, come si minia, e come in tutti i modi si mette d’oro; il qual libro è nelle mani di Giuliano orefice sanese, eccellente maestro ed amico di quest’arti. E nel principio di questo suo libro trattò della natura dé colori, così minerali come di cave, secondo che imparò da Agnolo suo maestro; volendo (poiché forse non riuscì imparare a perfettamente dipignere) sapere almeno le maniere dé colori, delle tempere, delle colle, e dello ingessare, e da quali colori dovemo guardarci come dannosi nel mescolargli; et insomma molti altri avvertimenti, dé quali non fa bisogno ragionare, essendo oggi notissime tutte quelle cose, che costui ebbe per gran segreti, e rarissime in qué tempi.

Non lascerò già di dire, che non fa menzione, e forse non dovevano essere in uso, di alcuni colori di cave, come terre rosse scure, il cinabrese, e certi verdi in vetro. Si sono similmente ritrovate poi, la terra d’ombra ch’è di cava, il giallo santo, gli smalti a fresco ed in olio ed alcuni verdi e gialli in vetro; dé quali indicarono i pittori di quell’et°. Trattò similmente dé musaici, del macinare i colori a olio per far campi rossi, azzurri, verdi e d’altre maniere: e dé mordenti per mettere d’oro, ma non già per Figure. Oltre l’opere, che costui lavorò in Firenze col suo maestro, è di sua mano, sotto la loggia dello spedale di Bonifazio Lapi, una nostra Donna con certi Santi di maniera sì colorita, ch’ella si è infino ad oggi molto bene conservata, Questo Cennino nel primo cap. di detto suo libro, dice queste proprie parole: Cennino di Drea Cennini ec. (con quel che segue del codice fino alla parola nessuno). Indi soggiunge:

Queste sono le proprie parole di Cennino, alqual parve, siccome fanno grandissimo beneficio quelli, che di greco traducono in latino alcune cose a coloro, che di greco non intendono; ché così facesse Giotto in riducendo l’arte della pittura da una maniera non intesa, né conosciuta da nessuno (se non se fosse per goffissima), a bella facile e piacevolissima maniera, intesa e conosciuta per buona da chi ha giudicio e punto del ragionevole.” (2)

Giorgio Vasari, autoritratto, olio su tela, Galleria degli Uffizi Firenze

Giorgio Vasari, autoritratto, olio su tela, Galleria degli Uffizi Firenze

Queste particolarità, non ancora sufficientemente analizzate dagli studiosi, potrebbero sembrare non inerenti al nostro interesse sulle tecniche di realizzazione di un affresco o in generale su qualsiasi tecnica d’arte. In realtà a mio parere evidenziano la singolarità e personalità, dipendente direttamente dall’autore stesso, che ogni trattato giunto a noi porta con sé. Innanzitutto la lapidaria affermazione di Vasari sullo scritto del Cennini decretò la scomparsa e tardiva pubblicazione del Libro dell’Arte, creando un vuoto di informazioni tecniche usate a quei tempi, benché sia documentato quanto un resoconto su materiali e procedimenti delle arti fosse a quel tempo in realtà desiderato (3), ma anche un giudizio negativo sull’artista stesso.

In realtà, le informazioni che a Vasari sembravano superflue erano quelle contenute nei ricettari, che dovevano essere ben note agli artisti. Ma la trasmissione del sapere pratico non era affidata a testi scritti e si realizzava direttamente con l’esempio all’interno delle botteghe. Vasari, nella Vita

di Baccio Bandinelli, testimonia come al di fuori della prassi formativa della bottega fosse impossibile accedere a queste conoscenze. Anzi parla addirittura di spiare dai maestri i procedimenti artistici per farli propri il che evidenzia la difficoltà anche all’interno della bottega di venir a conoscenza delle tecniche e metodi artistici. Segreti e misteri del fare arte venivano tramandati attraverso l’esperienza diretta da maestro ad allievo “meritevole” e questo per centinaia di anni sino ai giorni nostri. Anche se è pur vero che buona parte di questo dato di fatto è da imputare alla risaputa e mai smentita gelosia del mestiere propria degli artisti, come se fosse una regola non scritta che ogni bottega ha cura di conservare, è pur vero che dalla teoria alla pratica il mestiere si sviluppa in tanti e tali passaggi di volta in volta diversi e singolari che nessun trattato può vantarsi di contenere ed anche se riuscisse nell’intento non sarebbe mai completamente esaustivo. A conferma di quanto dico è evidente la situazione del giorno d’oggi con un’offerta immensa di scritti d’arte di ogni genere e una assoluta mancanza di messa in pratica soddisfacente.

Non meraviglia a questo punto che per Vasari le «Teoriche» fossero state concepite come introduzione alle arti e non come trattato, lui che ben sapeva che nulla si può insegnare se non applicandosi materialmente. Ciò non toglie che sia stato e continua ad essere sotto molti aspetti un testo fondamentale per intendere e ragionare in materia d’arte al quale noi stessi non possiamo sottrarci in questo nostro cammino tenendo conto le doverose considerazioni su chi l’ha scritto, perché l’ha scritto, con quale spirito e motivazione e in quale periodo storico.

Paola Mangano

Giorgio Vasari, "La Fede", 1542. Olio su tavola, soffitto cassettonato di una sala di palazzo Corner Spinelli sul Canal Grande, Venezia.

Giorgio Vasari, “La Fede”, 1542. Olio su tavola, soffitto cassettonato di una sala di palazzo Corner Spinelli sul Canal Grande, Venezia.

Note:

1) Si tratta del codice Vaticano Ottoboniano 2974 (su cui conduce l’edizione critica) e del codice Mediceo Laurenziano P.78.23. mentre gli altri due sono il Codice Palatino 818 della Biblioteca Nazionale di Firenze (sigla BNF) e il Codice Riccardiano 2190 (sigla R). Da Giovanni Mazzaferro. Cennino Cennini e il “Libro dell’arte”: censimento delle edizioni a stampa. Parte prima: dal 1821 al 1900. Bologna, dicembre 2013

2) Di Cennino Cennini Trattato della pittura, messo in luce la prima volta con annotazioni dal Cav. Giuseppe Tambroni, socio onorario dell’Accademia di San Luca della I.R. delle Belle Arti di Vienna dell’Archeologica di Roma della R. di scienze Lettere ed Arti di Parigi, Roma, Cò Torchj di Paolo Salviucci 1821.

3) Dall’umanista fiammingo Dominicus Lampsonius (1532-1599) in contatto epistolare con Vasari aveva avanzato la richiesta, «a nome di molti galantuomini di que’ paesi», di redigere, in occasione della ristampa che si preannunciava, una più estesa trattazione sull’argomento: «tre trattati della scultura, pittura et architettura con disegni di figure, per dichiarare secondo l’occasioni et insegnare le cose dell’arti, come ha fatto Alberto Duro, il Serlio e Leonbatista Alberti» da Angela Cerasuolo L’introduzzione alle arti e la tecnica della pittura nelle vite di Vasari in Giorgio Vasari e il cantiere delle vite 

Bibliografia:
– GIORGIO VASARI E IL CANTIERE DELLE VITE DEL 1550 a cura di Barbara Agosti, Silvia Ginzburg, Alessandro Nova – Atti del convegno tenutosi a Firenze, Kunsthistorisches Institut, Palazzo Grifoni, 26-28 aprile 2012 – Marsilio 2013
– Giovanni Mazzaferro. Cennino Cennini e il “Libro dell’arte”: censimento delle edizioni a stampa. Parte prima: dal 1821 al 1900. Bologna, dicembre 2013
– Giorgio Vasari Le tecniche artistiche, introduzione e commento di G. Baldwin Brown, Neri Pozza Editore Vicenza 1996

– Trattati medioevali di tecniche artistiche, Silvia Bianca Tosatti, Jaca Book Milano 2007

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