Villa Cascina Sforzesca a Vigevano – RESTAURO PORZIONI DI AFFRESCO E RICOSTRUZIONE DELLA DECORAZIONE PITTORICA

Oggetto: restauro lapidi in marmo e superfici murarie affrescate
Localizzazione: Villa Cascina Sforzesca, Via Pavia, Vigevano (PV)
Anno esecuzione: 1486
Data restauri: 2014/2015
Esecutori restauri: Restauri Nicora di Mauro Nicora & C. sas
Proprietà: Comune di Vigevano.
Direttore lavori: Ing. Clara Mascherpa, Dirigente Lavori Pubblici Comune di Vigevano, Corso V.Emanuele II 25, 27029 Vigevano (PV).
Soprintendenza incaricata: Arch. Paolo Savio funzionario responsabile Sopr. per i beni architettonici e paesaggistici di Milano

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Vigevano – Villa Cascina Sforzesca, veduta aerea del complesso

Cenni storici

A quattro chilometri dalla città di Vigevano, sulla strada che conduce a Pavia, fu edificata nel 1486 una fattoria modello, denominata “La Sforzesca”, unico insediamento agricolo del XV secolo a ricavare il proprio nome dal nobile casato del suo fondatore; Ludovico Maria Sforza detto il Moro. La data di edificazione, così come la sua paternità, la si trova incisa in una lapide immorsata nel muro esterno rivolto a nord del Colombarone di nord/ovest.
Il complesso è composto da quattro padiglioni residenziali (colombaroni) posti ai lati di un grande rettangolo uniti da costruzioni lineari, in funzione di mura di cinta, utilizzate come stalle e deposito di masserizie.
Con un atto datato il 2 gennaio 1494 Ludovico donò la Sforzesca alla moglie Beatrice d’Este. Costei morì il 29 gennaio 1497, nel dare alla luce un bambino, a soli 23 anni:. Beatrice venne sepolta in Milano, nella Chiesa di S.Maria delle Grazie retta dai Padri Domenicani. A loro Ludovico con un atto del 3 dicembre 1498 legò tutti beni della Villa Sforzesca in cambio di preghiere e suffragi perenni.
Quasi tre secoli dopo, nel 1796 durante la dominazione napoleonica, la Sforzesca venne requisita ai padri domenicani e ceduta ad una banca di Lione dalla quale, nel 1803, il nobile genovese Marcello Saporiti la rilevò.
I successivi passaggi di proprietà furono legati agli intrecci matrimoniali che si dipanarono da questo casato e videro susseguirsi gli Apollinare Rocca, Groppallo e Castelbarco Albani.
Oggi lo storico edificio appartiene al Comune di Vigevano.

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Villa Cascina Sforzesca in una cartolina d’epoca – Colombarone di sud/ovest in primo piano

La decorazione pittorica

“Allettato dal risultato ottimo de’ restauri della Piazza Ducale……il Marchese Rocca Saporiti con bella iniziativa ordinò il restauro del suo storico palazzo della Sforzesca. L’incarico venne affidato al Pittore Casimiro Ottone, il quale ha già incominciato i suoi lavori. Purtroppo anche qui il restauro dovrà essere, più che altro un rifacimento, stante le cattive condizioni degli affreschi dovute al tempo. Non dubitiamo però che l’opera riesca degna del diligente restauratore. Quanto ai dipinti da restaurarsi, notiamo che essi sono molto simili a quelli della nostra Piazza e probabilmente dello stesso autore.” (C. Villa, I restauri artistici alla Villa Sforzesca, in “Viglevanum”, 1907)

Questa importante testimonianza non solo ci fornisce la data precisa e il nome dell’autore dell’intervento pittorico eseguito sulle superfici murarie esterne della Sforzesca nei primi anni del novecento, ma conferma che la struttura decorativa fu ricavata da una preesistente, anche se in cattive condizioni di conservazione, che doveva derivare da quella originale quattrocentesca. Del resto le somiglianze che si possono oggi notare con quelle della Piazza Ducale, restaurate nel 1906, solo un anno prima e sempre da Ottone, non dovevano essere solo riconducibili alla mano del pittore. Il riferimento è sicuramente ascrivibile all’impianto stilistico ed iconografico delle decorazioni presenti sui due edifici.

In quei primi anni del novecento Casimiro Ottone restaurò solo i Colombaroni di nord e sud/ovest e il muro perimetrale che li unisce. Successivamente, nel 1924/25, su richiesta del Marchese Alessandro Rocca Saporiti che aveva ereditato l’antico borgo dal fratello Marcello, Ottone eseguì dei bozzetti ad acquarello per la decorazione del Colombarone di nord/est, riconoscibile per il disegno del camino aggettante, conservati oggi presso l’Archivio della Soprintendenza di Milano, (Palazzo Litta, corso Magenta). Questo lavoro non fu mai realizzato ma il ritrovamento dei progetti e di alcuni lucidi a grandezza reale ci sono stati di grande aiuto per la ricostruzione dell’apparato decorativo.

 

Localizzazione

Le porzioni oggetto del recente restauro fanno parte della superficie muraria del Colombarone di nord/ovest, facciata nord (partendo dall’angolo nord/ovest attorno alla terza apertura e finestra del sovrastante primo piano sino al sottogronda).

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Prima

 

Descrizione e stato di conservazione

Apertura piano terra; frammenti del fregio decorativo dipinto erano visibili attorno alla finestra del piano terra. Da una prima indagine visiva emerse con evidenza che si trattasse di un fregio che correva lungo tutto il perimetro dell’apertura, suddiviso in riquadri all’interno dei quali erano state dipinte le “imprese” di Ludovico il Moro. Scandite dal tipico “ondato sforzesco” si alternano le imprese della “scopetta” e del “morso sforzesco”.

Lo stato di conservazione di questi frammenti dipinti così come delle porzioni di intonaco circostante presentavano abrasioni diffuse sia della pellicola pittorica che dell’intonaco stesso, dilavamento e aggressione superficiale dovuta agli agenti atmosferici, cui sono conseguite fasi di perdita delle coloriture superficiali, disgregazione e polverizzazione degli intonaci. Si riscontravano anche sollevamenti e distacchi dell’intonaco, lacune e buchi soprattutto in prossimità del suolo colpito da fenomeni di risalita capillare.

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Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria sotto l’apertura del piano terra

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Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria sotto l’apertura del piano terra

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Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria, intradosso finestra piano terra

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Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria a contatto del suolo

 

Apertura primo piano; finestra ad arco a sesto acuto. Modanatura aggettante all’interno dell’intradosso della finestra, davanzale e gocciolatoio in cotto. Porzione di intonaco originale che incornicia la finestra dove sono visibili le incisioni del disegno preparatorio e alcune tracce di colore. Anche questa finestra predisponeva un ornato dipinto molto elaborato che partendo dal fregio perimetrale del tutto simile a quella del piano inferiore (riproposto poi ancora nel fregio sotto la cornice marcapiano) si chiudeva ad arricchire l’apertura con due colonnine a fusto liscio in finto marmo con base e capitelli corinzi dorati. All’interno delle fasce attorno all’arco due medaglioni raffiguranti due busti di profilo. E ancora la fascia più interna dell’intradosso era dipinta con un motivo a treccia.
Gli elementi in cotto presentavano annerimenti dovuti all’accumulo di particellato atmosferico e alla presenza di biodeteriogeni. Da un’indagine visiva senza l’ausilio di mezzi di elevazione si rilevavano anche piccole mancanze di materiale.
Sull’intonaco circostante si notava la presenza di incisioni del disegno preparatorio e tracce di colore originale. Sotto i gocciolatoi l’intonaco risultava corroso con tracce di annerimenti causati dalla percolazione delle acque piovane.

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Prima del restauro – Stato di conservazione apertura primo piano

 

Sottogronda: l’ultimo piano del Colombarone è caratterizzato da aperture ad oblò disposte sopra un marcapiano in muratura aggettante. La decorazione a fasce rosse e gialle del sottogronda è dipinta con andamento a zig zag (simile a quella presente all’interno della Sala degli Scarlioni (così chiamata per il motivo decorativo) del Castello Sforzesco di Milano, chiusa entro una finta cornice che apre sul piano delle aperture a oculo. All’interno di questa fascia che termina sulla cornice marcapiano sottostante sono dipinti volatili tra cerchi bordati di rosso, forse a ricordare le feritoie che servivano per l’ingresso dei colombi essendo questo piano in epoca antica adibito a colombaia.
Il fregio sottogronda, per la sua posizione riparata dagli agenti atmosferici, aveva conservato gran parte dello strato pittorico originale. Quasi completamente corrosa e dilavata si presentava invece la superficie che contorna gli oblò. Tuttavia l’insieme decorativo era ancora perfettamente leggibile.
Erano presenti stuccature eseguite durante il recente intervento di rifacimento delle coperture.
L’intonaco originale era ben ancorato al supporto murario.

 

Premessa

Oltre al restauro delle porzioni originali di affresco e del cotto della finestra al primo piano si è provveduto anche al risanamento (pulitura consolidamento e stuccatura) e all’integrazione pittorica dell’intonaco che unisce le due aperture sino a terra.
Questo intervento, oltre che alla messa in sicurezza e conservazione dei frammenti originali rimasti, era finalizzato alla realizzazione di una campionatura d’insieme di superficie restaurata.
Per la ricostruzione fedele dell’apparato decorativo pittorico ci si è avvalsi innanzitutto delle tracce rimaste sulle superfici, di foto d’epoca che ritraggono la Sforzesca nei primi anni del novecento, presumibilmente subito dopo i restauri del 1912 compiuti dai conti Rocca Saporiti a quei tempi proprietari dell’immobile e dei bozzetti ad acquarello realizzati da Casimiro Ottone per il Colombarone di nord/est (conservati presso l’Archivio della Soprintendenza di Milano, Palazzo Litta, corso Magenta al numero 24) risalenti al 1924 circa, restauro mai realizzato.
Tutto questo insieme di documentazione ci hanno permesso di tracciare una ben definita immagine di come si presentavano le superfici murarie della Sforzesca nei primi anni del secolo scorso.

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Casimiro Ottone. Prospetto per la decorazione del Colombarone alla Sforzesca. S.B.A.P. Milano, Archivio Disegni, Vigevano – La Sforzesca BII – Immagine tratta dal libro Casimiro Ottone, La vita e le opere di Chiara Anna Aimaretti Fontanarosa, I Quaderni dell’Officina 2014

 

Metodologie d’intervento e documentazione fotografica

Elementi in cotto Pulitura a impacco, stuccatura e consolidamento

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Prima del restauro

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Durante l’operazione di pulitura

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A restauro ultimato

 

Superfici murarie Consolidamento intonaco e pellicola pittorica, pulitura, stuccatura, integrazione pittorica.

Realizzazione in studio di cartoni preparatori dei particolari più di rilievo, capitelli, medaglioni, imprese dei fregi. Preparazione degli spolveri per il riporto dei disegni sulla superficie muraria.
L’integrazione pittorica e la ricostruzione delle porzioni mancanti sono state realizzate con tecnica a velatura per mezzo di colori a base di silicati Keim – Farben (su intonaco precedentemente preparato; una stesura di fondo minerale).

Stuccature

Capitello

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Finestra primo piano – particolare della colonna e fregio a restauro ultimato

Finestra 1 piano

Finestra primo piano a restauro ultimato

 

Fregi – Metodologia integrazione pittorica

Medaglione Ludovico il Moro

Medaglione Beatrice d’Este

 

Dopo

La Sforzesca – porzione Colombarone Nord/Ovest a restauro ultimato

Paola Mangano (Restauri Nicora di Mauro Nicora & C. sas)

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