Gli affreschi di Andrea Appiani alla Rotonda della Villa Reale di Monza – Ricerche per una datazione

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di Paola Mangano

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Andrea Appiani – Autoritratto 1790 circa, olio su tavola, cm. 19×15,50, Pinacoteca di Brera

Andrea Appiani si può considerare l’artista della seconda generazione neoclassica milanese destinato ad avere un ruolo di protagonista nel panorama artistico della Milano napoleonica, periodo storico molto diverso rispetto a quello degli anni del riformismo asburgico. Eppure la sua formazione artistica risale proprio a quel fecondo clima culturale nato nella tempesta illuminista di Maria Teresa d’Austria. Dai primi passi compiuti appena quindicenne nel 1769 all’interno della privata Accademia di Carlo Maria Giudici(1), poi all’Ambrosiana, il cui docente era il frescante Antonio de Giorgi e dove studia la pittura di Bernardino Luini, Raffaello e Leonardo, sino all’Accademia di Brera, della quale fu uno dei primissimi allievi, al giovane Appiani gli si riconosce un non comune ingegno che unito ad un assiduo studio lo porterà a far “risorgere in Lombardia il buon gusto pittorico, precipitato in Italia come altrove, da più di un secolo e mezzo, in una vergognosa decadenza.”(2)

Andrea Appiani nasce a Bosisio(3) il 23 maggio 1754 dal fisicomedico Antonio e da Marta Maria Liverta Jugari. La famiglia vorrebbe indirizzarlo verso studi di medicina ma la predisposizione evidente per il disegno convince il padre che una formazione artistica sia la scelta più idonea per il giovane Appiani. Già durante i primi anni di studio, descritti più sopra, “…onde non riescire d’aggravio a’ suoi…,” come specificato dal Beretta nella più accredita biografia dell’artista, e a seguito della morte del padre, Appiani accetta le prime commissioni senza per questo sottrarre ore preziose all’approfondimento della sua istruzione. Furono soprattutto gli anni trascorsi presso la neonata Accademia di Belle Arti di Brera che gli permisero di essere inserito tra le migliori menti neoclassiche che gravitavano nel panorama artistico milanese. Personaggi del calibro di Giuseppe Piermarini, Domenico Aspari, Giuliano Traballesi, Giocondo Albertolli e Giuseppe Parini a loro volta facenti parte di quel rinnovamento edilizio che la illuminata monarchia asburgica aveva in atto in quegli anni.

“…altra favorevole circostanza qui gli si offerse nella conoscenza di Martino Knoller, pittore accurato, e felice nella riescita de’ suoi lavori pel chiaro-scuro di tutta illusione. La fama generale onde godeva Appiani nol rese indocile a dedicarsi con molto favore a quello studio; sicché con miglior facilità poté in appresso soddisfare alle commissioni che gli erano allogate frequenti, occupandosi anche nella cognizione degli a freschi nei quali Martino Knoller prese alquanto affetto per Appiani, e confidenzialmente lo ammetteva alle più segrete pratiche dell’arte, vago di poter contribuire alla gloria sublime, che prevedeva sovrastare fra poco a questo giovane artista.”(4)

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Martino Knoller, ritratto di Giuseppe Parini, 1800 circa, cm.44×59, Civiche Raccolte Storiche. Museo di Milano

Ma fu soprattutto l’incontro di Appiani con Parini ad accrescere in lui la consapevolezza che fare arte significava anche dialogare con la letteratura, così come era stato un momento fondamentale per i grandi artisti del rinascimento “Che non giovarono i dotti suggerimenti di un Bembo, di un Salviati, di un Ariosto, a Raffaello?”(5). Tuttavia non è possibile precisare le opere in cui il poeta fu al fianco di Appiani con suggerimenti precisi (6) anche se il loro legame doveva essere indissolubilmente riconosciuto dallo stesso Parini in un’ode incompiuta dedicata all’amico:

“Te di stirpe gentile
E me di casa popolar, cred’io,
Dall’Eupili natio,
Come fortuna variò di stile,
Guidaron gli avi nostri
Della città fra i clamorosi chiostri,
E noi dall’onde pure,
Dal chiaro cielo e da quell’aere vivo,
Seme portammo attivo,
Pronto a levarne da le genti oscure,
Tu Appiani col pennello,
Ed io col plettro, seguitando il bello.

Ma il novo inerte clima
E il crasso cibo, e le gran tempo immote ….” (7)

Il periodo di formazione artistica di Appiani è scarsamente documentato così come le opere che eseguì durante quegli anni. Dello stesso ciclo delle Storie di Psiche tratte dall’Asino d’oro di Apuleio affrescato sulle superfici interne della Rotonda della villa di Monza e considerato una delle ultime opere del suo periodo giovanile, non si conosce ancora una data precisa di realizzazione. Le ricerche da me eseguite e pubblicate nell’articolo precedente La Rotonda dell’Appiani mi hanno portato a considerare l’anno 1790, senza escludere il 1791, più compatibili con i documenti sino ad ora rintracciati. Tuttavia prendo atto che Francesco Leone nel suo “Andrea Appiani pittore di Napoleone” edito nel 2015 da Skira e considerato un lavoro di ricostruzione dell’operato dell’artista tra i più autorevoli degli ultimi anni, se non l’unico realizzato, colloca la data di esecuzione degli affreschi della Rotonda nel 1792 senza per altro contestualizzarla con fonti documentarie. Non solo; continua specificando che furono necessari otto mesi, da aprile a novembre, per portare a termine l’opera. Avendo consultato tutto il libro, comprese le fonti documentarie, immagino sia arrivato a questa conclusione basandosi sulle testimonianze di due collaboratori di Appiani (8): Alessandro Chiesa, manovale muratore che partecipò ai lavori di Santa Maria presso San Celso in Milano (1792-1795) e di Giuseppe Repossini a servizio di Appiani nel 1793 (29 marzo). Il primo però specifica che mentre preparava il materiale per S. Celso Appiani dipinse la Rotonda di Monza (“Io non lo seguii a Monza, né so chi lo abbia servito in quel dipinto”) e in seguito sottolinea che fu nel 1792 c.a quando l’artista iniziò a dipingere il S. Matteo in S. Celso “…dopo il quale si stette quasi un anno a seguitare di dipingere. …. Indi dipinse il S. Giovanni, poi il S. Luca, per ultimo il S. Marco.” Il secondo invece, che ricordiamo prese servizio presso Appiani nel 1793 e si basa quindi non su esperienza diretta ma su ricordi probabilmente a lui riportati, parla di un’interruzione dei lavori in S. Celso nell’anno 1792 per eseguire l’opera della Rotonda per la quale occorsero “….c.a 8 mesi dal primo apparato fino alla fine, che fu di novembre, e vi fece la favola di Psiche……… e cominciò a dipingere il S. Giovanni Evangelista (in S. Celso)nella primavera del 1793.”

Notiamo subito incongruenza tra le due testimonianze; il Chiesa, che verosimilmente apparirebbe un testimone più attendibile in quanto come aiuto di Appiani nella preparazione di intonaci e colori era attivo nel cantiere di Milano, ci informa dell’esecuzione della Rotonda prima dell’inizio dei lavori in S. Celso mentre il Repossini lo colloca dopo l’inizio. Mi risulta anche difficile pensare ad un tempo di esecuzione così lungo (8 mesi, da aprile a novembre) per affreschi che tutto sommato non ricoprono una superficie così ampia (ricordiamo anche che lavorare ad affresco richiede una velocità di esecuzione dettata dai tempi di asciugatura dell’intonaco). Superficie affrescata direttamente da Appiani ancor minore se escludiamo gli ornati che, secondo la testimonianza di Repossini furono realizzati da due fratelli Lodigiani (non rintracciati). Quattro sovrapporte, quattro vele e il tondo nel centro della cupola per una superficie di circa 1 mq. ciascuno non possono essere stati dipinti in più di due giorni l’uno che, con le dovute pause e interruzioni, raggiungerebbero il mese di lavorazione. Verosimilmente in contemporanea si procedeva con la realizzazione della decorazione circostante che, se non eseguita propriamente da Appiani, da lui ideata e seguita. Due mesi mi paiono un tempo sufficientemente abbondante per portare a termine un’opera di quel genere considerando la destrezza e velocità di esecuzione degli artisti dell’epoca (9) a meno che otto mesi non fossero intesi con pause dovute ad esecuzioni di altre opere.

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Anonimo, Maria Beatrice Riccarda d’Este e Ferdinando d’Asburgo, 1775 circa, cm.65×96, Mantova Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti

Tutta la storiografia ci informa che l’Arciduca Ferdinando commissionò l’edificazione della Rotonda come omaggio alla sua sposa per festeggiare il loro anniversario di matrimonio. Benché non sia mai stato specificato l’anno preciso della ricorrenza, la magnificenza e lo sfarzo impiegati per questa festa indussero tutti gli studiosi a ritenere più attendibile il ventennale di matrimonio che cadeva il 15 ottobre del 1791. Ma il 1791 fu un anno di viaggi per Appiani. Il Beretta ci informa che fece ritorno a Milano alla fine di quell’anno e in una lettera datata 20 marzo 1791 Appiani scrive da Firenze all’amico Giocondo Albertolli specificando di aver già visitato Parma e Bologna e di essere in partenza per Roma e Napoli. Ma, sempre secondo il Beretta, Appiani affrescò la Rotonda nel 1789, datazione che non è mai stata comprovata da documenti, mentre esistono parecchie note di spesa riguardanti lavori eseguiti alla Rotonda nella seconda metà del 1790. Se il Beretta si sbagliava riguardo alla data di esecuzione è probabile che sia stato approssimativo anche circa il rientro di Appiani a Milano.

Inoltre, come già specificato nell’articolo precedente, in una planimetria della Villa datata 8 giugno 1791 Rotonda e Limoniera non compaiono (di questa planimetria esiste una copia in ASM, Fondi Camerali, p. a., cart. 311 e una in Racc. Cattaneo-Archivio Canonica, Manno-Svizzera).
Il documento fa parte di un atto notarile stipulato tra l’arciduca Ferdinando e la Regia Ducale Camera di Milano e doveva illustrare la allegata relazione del “Pubblico Agrimensore Antonio Ferrario”ove si specificava la destinazione e l’uso, la misura, la stima, la provenienza di ciascuna particella segnata con il numero mappale. Pertanto Rotonda e agrumeto dovevano essere state considerate alla stregua delle altre strutture da giardino (serre, tempietto ecc…) non riportate nel disegno. Questo documento potrebbe anche essere la conferma che Rotonda e agrumeto non erano ancora finiti nonostante le note di spesa dell’anno precedente e renderebbero più conformi a realtà l’inaugurazione nel 20° anniversario di matrimonio dei granduchi in quell’ottobre 1791.

Sempre per cercare di stabilire una certa coerenza sulla data di messa in opera degli affreschi della Rotonda è interessante confrontare la produzione ad affresco di Appiani degli anni a cavallo del 1790 documentate con certezza; lo “Sposalizio della vergine”del 1790 nella Chiesa di Sant’Eufemia in Oggiono (LC), l’“Apoteosi di Psiche” del 1791 in Palazzo Brusca Arconati Visconti alle Grazie (ora Collegio S. Carlo) in Milano e gli affreschi di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso a Milano (1792-1795).

Osare un’analisi di questo tipo su opere realizzate in un arco di tempo così ravvicinato è impresa alquanto ardua, in effetti mai nessun critico si è approcciato a tanto (ma è doveroso sottolineare che Appiani è stato un po’ dimenticato dalla critica d’arte in questi anni). Che poi lo faccia io è ancor più azzardato non avendo qualifica alcuna se non quella di restauratrice che tutto sommato non è neppure un titolo da buttar via essendo esperta nel campo. Inoltre gli anni passati dalla loro realizzazione, le condizioni ambientali che ne hanno decretato il degrado, i vari rimaneggiamenti e restauri ci impongono grande cautela nell’esprimere giudizi insindacabili perché quello che vediamo oggi non è escluso possa essere molto dissimile dall’originale dipinto. Tuttavia credo sia necessario azzardare delle ipotesi che siano da stimolo a ricerche, approfondimenti e critiche future.

Ciò che balza subito agli occhi osservando gli affreschi della Rotonda è una certa cupezza dei colori rispetto alla freschezza e luminosità degli altri dipinti qui presi in considerazione. Va detto però che già nel 1808 Appiani fu costretto a restaurare gli affreschi degradati da infiltrazioni di umidità. (10) Anche il Beretta ci informa di un restauro eseguito nel 1838 sotto la direzione dell’architetto di corte Giacomo Tazzini e specifica che il tondo centrale della cupola (medaglia) che raffigura l’Apoteosi di Psiche fu ripulito durante quel restauro “…con mollica di pane dal bravo Gallo Gallina.”(11). Restauri così ravvicinati danno ad intendere come il problema dell’umidità di risalita fosse presente dalla data di costruzione della Rotonda (e ancor oggi non è stato risolto) e può aver determinato la perdita di luminosità che qui si riscontra soprattutto negli incarnati e nei panneggi. Tuttavia in questi dipinti si nota che Appiani ha acquisito maggior morbidezza nella resa delle pose e dei gesti dei suoi personaggi, una fluidità che esprimerà al meglio negli affreschi di Santa Maria presso San Celso. Lo Sposalizio della Vergine del 1790 e ancora, ma già in modo meno evidente, nell’Apoteosi di Psiche di Palazzo Busca Arconati Visconti della fine 1791 la rigidità delle figure dipinte si associa a una accentuata attenzione ai dettagli, quasi un intaglio scultoreo; prendiamo per esempio i capelli di Giuseppe e di Zeus particolarmente scavati nei boccoli e nei ricci da sembrare innaturali. Negli affreschi della Rotonda e di Santa Maria presso San Celso Appiani dimostra maggior sicurezza; il suo tratto imprime quella leggerezza e naturalità tipica dei grandi artisti del Rinascimento. Ma non credo sia solo sicurezza pittorica acquisita; parlerei piuttosto di aggiornamento della propria cultura figurativa maturata attraverso l’esperienza del lungo viaggio compiuto nel 1791 a Parma, Firenze, Roma e Napoli e grazie al quale fece tesoro della pittura di Raffaello, Correggio e Domenichino.

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Andrea Appiani, San Giovanni Evangelista, affresco 1793, Milano Chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso S. Celso, pennacchio della cupola

Sotto questo punto di vista stilistico gli affreschi della Rotonda si possono considerare contemporanei al cantiere di Santa Maria presso San Celso in Milano (1792-1795) e quindi confermare le note di Chiesa e Repossini datandoli nel 1792.

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Andrea Appiani, Sant’Agostino e San Gerolamo tra schiere d’angeli, affresco 1793, Milano Chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso S. Celso, arcata laterale della cupola.

Insomma le molteplici contraddizioni ci impongono un atteggiamento critico sulla data di realizzazione degli affreschi della Rotonda.

Tuttavia potrebbe essere interessante aprire un’analisi di confronto stilistico basata sullo studio dei cartoni preparatori eseguiti da Andrea Appiani per gli affreschi da lui realizzati, alcuni conservati presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano (cartoni preparatori del santuario di S. Maria presso S. Celso con putti e angeli musicanti, per la Rotonda della Villa Reale a Monza e per le case Passalacqua e Sannazzaro a Milano con soggetti mitologici). La raffinata tecnica esecutiva dei suoi cartoni, elaborati a tal punto da diventare oggetti di collezionismo di per sé, e maturata nell’artista durante gli anni trascorsi all’Ambrosiana, soprattutto attraverso lo studio del cartone per la Scuola di Atene di Raffaello, lo resero consapevole del fondamentale ruolo formativo che il disegno preparatorio assume per la fase pittorica successiva.

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Andrea Appiani, testa di Giove (probabile studio per la Rotonda) disegno a matita su carta spessa color grezzo, 1790/91/92?, Milano (MI), Museo Poldi Pezzolicm.25,7×34

Una campagna di indagini scientifiche svolte dal 2009 al 2011 in relazione al restauro di alcuni cartoni di Appiani e supportata dall’esperienza di interventi precedenti si è rivelata di notevole interesse per comprendere la prassi grafica funzionale ai dipinti murali nel periodo prenapoleonico, una fase giovanile della carriera dell’artista ancora scarsamente documentata e stilisticamente ben lontana dagli esiti della produzione matura. Per esempio la tecnica dello “spolvero” per il trasferimento del disegno sulla superficie muraria rilevata sui cartoni realizzati dal giovane Appiani non trova riscontri o esempi analoghi tra i cartoni appianeschi più tardi. Anche i numerosi piccoli ‘pentimenti’ e alcune modifiche più sostanziali delle pose e il finale ripasso a pennello e pigmento liquido dei contorni delle figure in modo da fissare con precisione la versione definitiva del disegno sono chiare indicazioni di come il giovane pittore fosse ancora alla ricerca di una propria cifra stilistica originale.

Non avendo ancora avuto la possibilità di valutare e confrontare personalmente i cartoni preparatori di Appiani il capitolo resta aperto.

Paola Mangano

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Andrea Appiani, Incontro di Giacobbe e Rachele, disegno carta/ matita/ acquerello/ biacca, cm.27,9 x 44,7, post 1796, Bergamo (BG), Pinacoteca dell’Accademia Carrara
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Andrea Appiani, Angelo musicante, disegno carta/ carboncino, ca. 1790 – ca. 1810
cm.200×130, Milano (MI), Polo Arte Moderna e Contemporanea. Galleria d’Arte Moderna

Note

1) GIUDICI, Carlo Maria. – (Viggiù, Varese, 25 marzo 1723 – Milano l’11 marzo 1804) teneva in quegli anni, non senza esserne contrastato dagli ambienti tradizionalisti, una privata accademia di insegnamento artistico nella sua casa, in cui proponeva lo studio dei modelli classici; ne furono allievi i pittori Domenico Riccardi, Giuseppe Sala e Giuseppe Legnani, lo scultore Gaetano Monti e soprattutto Andrea Appiani, che resterà legato anche in seguito al suo primo maestro, riconoscendogli il credito di averlo orientato ai principî della riforma artistica attuata a Roma da Anton Raphael Mengs.

2) Le opere di Andrea Appiani … / commentario per la prima volta raccolto dall’incisore Giuseppe Beretta, Milano: G. Silvestri, 1848, pag. 11.

3) Nel 2011 si è conclusa la “querelle” tra i comuni di Milano e di Bosisio Parini per aggiudicarsi il primato di luogo di nascita di Andrea Appiani. A originare il “caso”, in particolare, è stata la prima biografia ufficiale di Andrea Appiani redatta nel 1848 dal biografo Giuseppe Beretta che riportò nel suo scritto che il pittore nacque a Milano, notizia dedotta da un certificato di battesimo che l’autore ottocentesco avrebbe visionato. Per venire quindi a capo di questa annosa vicenda il comune di Bosisio ha affidato alla docente dell’Università Cattolica di Milano, professoressa Vittoria Orlandi Balzari, il compito di risolvere questo vero e proprio “giallo storico”. E il risultato dell’accurato lavoro di ricerca sembrerebbe aver dato ragione al comune di Bosisio: “La studiosa incaricata è partita nel suo lavoro di studio dal certificato di battesimo di Andrea Appiani, custodito presso l’Archivio Diocesano di Milano, dal quale il biografo Giuseppe Beretta avrebbe tratto la deduzione di Milano quale luogo di nascita”. Ora, invece, pare che nel documento sia indicata la data di nascita (23 maggio 1754) e non il luogo, mentre Milano sarebbe stato indicato quale luogo di battesimo del pittore, avvenuto il 31 maggio 1754.

“Venuta meno questa certezza la ricercatrice ha effettuato ulteriori verifiche dalle quali è emerso come la casa della famiglia Appiani fosse situata proprio a Bosisio, mentre a Milano la famiglia aveva una seconda residenza in affitto. Sembrerebbe quindi molto probabile che Andrea Appiani sia nato proprio qui a Bosisio” E a confermare questa tesi ci sarebbero altri documenti, tra cui l’orazione funebre in memoria di Appiani nel quale sarebbe riportata la notizia che il pittore sia nato proprio a Bosisio. (tratto da http://www.casateonline.it/articolo.php?idd=69329)

4) Le opere di Andrea Appiani … / commentario per la prima volta raccolto dall’incisore Giuseppe Beretta, Milano: G. Silvestri, 1848, pag. 81-82.

5) Le opere di Andrea Appiani … / commentario per la prima volta raccolto dall’incisore Giuseppe Beretta, Milano: G. Silvestri, 1848, pag. 83

6) Nell’ambito della decorazione l’unico episodio sicuro riguarda le indicazioni, presenti nei manoscritti ambrosiani relativi a Palazzo Reale, sui motivi dei pannelli decorativi a finti arazzi con motivi a grottesca e figure antichizzanti dipinti da Appiani e G. Levati nel 1782.

7) Pubblicati nel 1802 da Reina nel secondo volume delle Opere.

8) Documenti reperiti nella cartella “Appiani Andrea” della Bibliothèque nationale de France di Parigi (fondo Custodi, Ms. It. 1546)

9) Lo “Sposalizio della vergine” affrescato da Andrea Appiani nel 1790 nella Chiesa di Sant’Eufemia in Oggiono (LC) misura circa 4 mq. fu portato a termine in soli 6 giorni come si rileva da un documento (conservato presso l’archivio parrocchiale) scritto dal canonico Carpani di Oggiono:“1790. Nel giorno 6 ottobre il signor Andrea Appiani ha cominciato a dipingere lo Sposalizio di san Giuseppe con la Andrea Appiani – Lo sposalizio della Beata Vergine e di San GiuseppeBeata Vergine Maria ed ha finito il giorno 11 di detto mese. Il giorno 13 fu benedetta la Cappella di san Giuseppe”.

10) La data del restauro è stata ricavata da una lettera indirizzata da Appiani nell’agosto del 1808 all’intendente generale della Corona Giovanni Battista Costabili Containi “….io ho pure ristaurato la Rotonda di Monza da me già dipinta a fresco….”(Documenti reperiti nella cartella “Appiani Andrea” della Bibliothèque nationale de France di Parigi – Fondo Custodi, Ms. It. 1546, f. 64v.

11) Le opere di Andrea Appiani … / commentario per la prima volta raccolto dall’incisore Giuseppe Beretta, Milano: G. Silvestri, 1848, pag. 108

Bibliografia
– La Villa Reale di Monza, a cura di Francesco de Giacomi, Editore Associazione Pro Monza1984.
– Le opere di Andrea Appiani … / commentario per la prima volta raccolto dall’incisore Giuseppe Beretta, Milano : G. Silvestri, 1848
– Guido Marangoni, La Rotonda dell’Appiani nella Villa Reale di Monza, GLI EDITORI PIANTANIDA VALCARENGHI, Milano 1923
– Memorie storiche della città di Monza, Anton-Francesco Frisi, Giuseppe Marimonti; Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana, Monza 1841: Tipografia di Luca Corbetta
– Dott. Mezzotti di Castellambro, Il cronista monzese, Almanacco di rimembranze patrie per l’anno 1838, pubblicato da Ferdinando Borsa, Cartolaio in Monza nella Corsia di S. Pietro Martire
– Francesco Leone, Andrea Appiani pittore di Napoleone, Skira 2015.
– La Milano del Giovin Signore – Le arti nel settecento di Parini, a cura di Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti, Skira 1999
– Il restauro del cartone preparatorio per affresco di Andrea Appiani, Amore che tempra la freccia, del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano (2009-2011) Francesca Rossi, Cecilia Frosinini, Letizia Montalbano, Sara Micheli

 

 

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