L’APPARATO DECORATIVO PITTORICO DI PIAZZA DUCALE A VIGEVANO

Scoprire sotto strati di intonaco o di colore affreschi celati da lungo tempo è l’operazione di restauro più emozionante e affascinante che un operatore del settore possa desiderare. Se poi questi affreschi si rivelano essere la porzione originale di un ciclo pittorico più vasto è senza dubbio un’esperienza impagabile.

Ho avuto la fortuna, in quanto co-titolare della Restauri Nicora di Varese, di essere coinvolta nel ritrovamento e restauro di una porzione di affreschi originali quattrocenteschi della Piazza Ducale di Vigevano, unici superstiti del primario impianto decorativo pittorico che possiamo, senza ombra di dubbio definire essere al riguardo la scoperta del secolo.

Essi sono stati rinvenuti nell’immobile al n. 34 della piazza, sul prospetto esterno che affaccia su G. Silva e all’interno su una parete che oggi è parte di un esercizio commerciale.

In un Decreto Ducale datato 3 maggio 1493 veniva specificato che anche le vie e gli edifici adiacenti alla piazza dovevano essere inseriti nell’opera di ammodernamento in corso. Questo spiega la presenza delle decorazioni pittoriche anche sul fronte esterno su via Silva, mentre la parete dipinta che ora si trova all’interno, sul finire del quattrocento, al tempo della sua costruzione, era collocata all’esterno come prolungamento del prospetto ovest della piazza, circoscritto da un arco che apriva lo spazio pubblico alle vie circostanti.

Il recupero e restauro degli affreschi ha aggiunto un interessantissimo tassello storico alla pregevole piazza Ducale di Vigevano e questo perché essi rappresentano in assoluto l’impianto decorativo pittorico originario quattrocentesco.

Bisogna ricordare che ciò che vediamo oggi dipinto sui muri di Piazza Ducale è frutto di innumerevoli interventi di restauro che dalla metà del XVIII sec. si sono susseguiti fino ai giorni nostri (l’ultimo intervento di restauro risale al 1987). Se confrontiamo le decorazioni della piazza con l’originale da noi portato alla luce possiamo constatare che la composizione della partitura pittorica non è andata persa. Ogni particolare degli affreschi ritrovati è rifinito con la massima cura con pennellate sicure ed esperte da chi sapeva operare rapidamente e in modo eccellentemente sull’intonaco fresco, caratteristica stilistica andata perduta nei dipinti che vediamo oggi sulle superfici della piazza. Inoltre notiamo evidente una diversa interpretazione coloristica nei fondi dei finti bassorilievi. Mentre il rifacimento della piazza presenta sostanzialmente un’unica tonalità di fondo dalle sfumature rosso/marrone nell’originale recuperato si notano anche dei fondi azzurri; uno delinea il fregio marcapiano sopra gli archi dei portici, l’altro quello delle arcate delle finestre.

Differenti sono poi le candelabre dipinte: nell’originale di fine quattrocento furono realizzate con un disegno prospettico mentre in quelle dipinte sulla superficie della piazza ne è andata perduta la tridimensionalità.

 

 

Il fregio superiore originale da noi recuperato appare in realtà alquanto sbiadito, come se fossero andati perduti i tratti chiaroscurali che lo caratterizzavano. In realtà su questa porzione di affresco venne eseguito uno strappo nei primi anni del novecento in corrispondenza dei restauri che poi seguirono. Gli affreschi strappati si trovano oggi conservati nel museo Civico di Vigevano e corrispondono perfettamente all’impronta che hanno lasciato nel sito originario.

 

D’indiscutibile raffinatezza stilistica, questo fregio fu liberamente ispirato ai temi dell’antichità classica con il suo bestiario di figure fantastiche (fauni, centauri, arpie) affrontate tra girali d’acanto.

La trasfigurazione allegorica della mitologia nel corso del quattro/cinquecento si fece portatrice di significati filosofici ed etici finalizzati a celebrare i signori del tempo. Filarete, nel suo trattato di architettura, descrisse i soggetti mitologici adatti alla decorazione di palazzi e molti sono i riferimenti alla Metamorfosi Ovidiana, anticipando così le più tarde sistemazioni di Lomazzo e Armenini. La distinzione principale è comunque tra la festivitas tipica della decorazione mitologica, più adatta alla vita in villa, e la gravitas che deve rappresentare la decorazione dei palazzi cittadini.

La mitologia occupa un ruolo significativo nella cultura delle corti italiane ed europee. L’interesse per i miti antichi e per le favole di Ovidio in particolare si manifesta nell’ambito delle corti alla fine del Quattrocento. A Ferrara, a Mantova, a Milano, a Firenze il mito, nobilitato dall’autorità degli antichi, diviene materia adatta alle diverse manifestazioni della vita di corte attraverso la letteratura, la musica, le rappresentazioni teatrali e naturalmente l’arte, sia nelle decorazioni dei palazzi che nei dipinti commissionati agli artisti di corte del momento.

Scarse sono le testimonianze rimaste e rare le documentazioni letterarie in questo fine quattrocento. Bisognerà aspettare la metà del XVI secolo per trovare più puntuali descrizioni di soggetti adatti alle decorazioni dei vari ambienti in particolare nel Trattato dell’arte della pittura, scoltura et architettura di Gian Paolo Lomazzo, pubblicato a Milano nel 1584 e in quello di Giovan Battista Armenini I veri precetti della pittura, pubblicato nel 1587 a Ravenna.

Non mi pare che il fregio della piazza di Vigevano si ponga il fine di rappresentare attraverso allegorie mitologiche la corte Sforzesca e in particolare il Moro. Le sue figure fantastiche, anche se legate alla cultura mitologica dell’epoca, sono utilizzate solo come elementi decorativi di unione tra un decoro e l’altro. Non possiamo comunque escludere un intervento diretto dello Sforza nella scelta dei soggetti. L’arpia, per esempio, ampiamente raffigurata, aveva nel rinascimento un significato di rapacità. Il poeta cortigiano Bernardo Bellincioni, che del Moro fu sollecito servitore favorendone con gli scritti varie iniziative politiche e divenendone quasi il più accreditato esaltatore, avvertiva in lui astuzia di volpe, energia di leone, rapacità di falco. I soggetti dipinti potrebbero essere stati scelti con cura per amplificare l’immagine dello Sforza.

Difficile trarre conclusioni precise e dettagliate analizzando solo i frammenti ritrovati o basandosi sul rifacimento esterno che oggi adorna la piazza, dall’indubbio scarso valore artistico. In particolar modo il fregio deve essere stato molto reinterpretato; le figure fantastiche appaiono troppo filiformi, quasi liberty. Forse ciò è dovuto al fatto che gli artisti dei primi novecento che riaffrescarono le superfici della piazza, i primi che poterono lavorare sull’originale, evidentemente troppo legati stilisticamente alla loro epoca, nel cercare di riprodurre lo stile rinascimentale ne tradirono le caratteristiche principali.

Paola Mangano Nicora – Restauri Nicora di Mauro Nicora & C. sas

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Bibliografia
– La corte di Lodovico il Moro: gli artisti Lombardi, Francesco Malaguzzi Valeri, Milano, U. Hoepli, 1917
– La corte di Lodovico il Moro, la vita privata e l’arte a Milano nella seconda metà del quattrocento, Francesco Malaguzzi Valeri, Hoepli, Milano, 1913
– La grande officina, arte italiana 1460-1500, André Chastel, Bur Arte, Milano 2003
– I centri del rinascimento, arte italiana 1460-1500, André Chastel, Bur Arte, Milano 2003
– Storia sociale dell’arte, volume secondo, Arnold Hauser, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1987
– Luigi Barni “…non omnia pereunt…” Sergio Barni – IEVVE Edizioni 2010
– Piazza ducale e i suoi restauri: cinquecento anni di storia, Luisa Giordano, Rosalba Tardito, ETS, 2000
– Costruire la città, la dinastia visconteo-sforzesca e Vigevano, La Piazza, Luisa Giordano, Società Storica Vigevanese, Lito Nord Arti Grafiche, 2011

 

 

 

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